Neve e sangue

Ieri sera accoccolata sul divano ho rivisto La foresta dei pugnali volanti di Zhang Yimou, regista che ho conosciuto e amato con Lanterne Rosse.
Mi sono fatta risucchiare dal vortice di sensazioni che questo film di cappa e spada cinese riesce a trasmettermi. Checchè se ne dica io so’ na romantica.

Una storia d’amore sullo sfondo di una Cina antica dilaniata da guerre intestine, affrescato a tinte forti.
La fotografia è perfetta, così la coreografia, impressionanti i paesaggi, l’opulenza dei vestiti, la trama e le nuances dei tappeti, i colori accesi e contrastanti.

E ‘un film che accarezza.
Il tintinnio dei gioielli, il tocco dei fagioli sui tamburi nella danza dell’eco, il frusciare delle vesti, il volo nel verde elastico della foresta di bambù, il luccichio dell’oro, la mandorla perfetta degli occhi di Mei, i bagliori metallici delle spade e dei pugnali.

E poi l’amore, l’amicizia, il tradimento, i combattimenti, il sacrificio, il senso del dovere, tema così caro alla letteratura orientale.
I film d’amore si sa, finiscono male, ma l’ultima scena, il duello nella tormenta di neve che si macchia di rosso, è di una tale intensità e bellezza estetica da incantare.

La canzone è il più famoso componimento di Li Yannian (李延年) musicista cinese di epoca Han. La traduzione del testo della canzone fa più o meno così:

Al nord c’è una donna dalla bellezza unica e straordinaria
Un suo sguardo e le città cadono
Un altro e gli imperi si sgretolano
Anche se so quanto sia pericolosa
Non esiste al mondo altra creatura simile

Titolo originale Shi mian mai fu.
Di Zhang Yimou 2004
Con Andy Lau, Takeshi Kaneshiro, Ziyi Zhang

La Coppetta mestruale

Facciamo un po’ di  pubblicità progresso,  è ora di far conoscere  uno strumento di emancipazione eccezionale, di diffondere il verbo della coppetta, di affrancare il genere femminile da ammennicoli medievali che con ali o senza, so’ scomodi, non sanno di lavanda. Esiste un’alternativa incredibile agli assorbenti interni ed esterni che li devi abbinare ai calzoni e alla gonna per renderli invisibili, che ti fanno camminare a gambe aperte, ti costringono a girare la testa ogni tre per due, e ti fanno uscire alla ricerca disperata di una farmacia aperta la domenica sera in agosto. Esiste e l’ho scoperta lo scorso anno su internet ( inventata negli anni trenta, pensate un po’…)

Si chiama coppetta mestruale, ed è un sistema alternativo agli assorbenti esterni ed interni. Un pezzetto di silicone colorato che fa miracoli.

Dopo una normale perplessità e un attento studio mi sono documentata poichè i vantaggi parevano moltissimi. Ho cominciato a leggere in giro per la rete e nei forum e tutto quello che leggevo aveva dei toni a dir poco entusiastici. E più leggevo e più mi entusiasmavo. Ci ho messo 1 minuto a collegarmi in rete e a comprarla.  Mi dicevo, che sarà mai, avrò buttato venti euro e pace…ma se anche una sola delle qualità di questo aggeggio corrisponde a verità, sarà valso la pena provare.

La coppetta è arrivata e quando mi ci sono trovata faccia a faccia, ho pensato che no mi ero sbagliata, ma questi che se l’erano inventata erano fuori di testa. No, no l’avrei usata come porta uovo sodo.
Sembrava enorme. Poi ho seguito libretto delle istruzioni. E’ piuttosto facile inserirla, un po’ meno toglierla. E qui devo confessare che sono stata presa dal panico, cazzo, questa benedetta coppetta s’era attaccata come una ventosa al mio corpo e nun me voleva mollà, come il mostro di Alien.  Ho sudato freddo.
Ma pure qui c’èra il trucco.  Poi non contenta ho voluto provarla di notte, che poteva tornar comodo, ma dopo due ore stavo con gli occhi spalancati,  perchè  temevo di morir soffocata. Ero convinta  che, non so come, sta benedetta coppetta viaggiasse e mi arrivasse su su fino in gola!  (che scema eh?).

Ma dopo il primo incontro scontro e una volta capito il meccanismo la coppetta mi ha cambiato la vita (in quei giorni ovvio)! Una rivoluzione, non esagero, è come non avere più niente, di una comodità imbarazzante. Mi dimentico di indossarla. Adesso ci dormo anche la notte e respiro benissimo :).
Questo pezzetto di silicone mi da una libertà che ti sogni con qualsiasi altra cosa. Eppoi ne compri una e dura dieci anni ( forse è per questo che in Italia, dove c’è un quasi monopolio,  non la conosce nessuno?), e poi è igienica perchè non trattata con nulla e non da problemi di allergie.

Io dopo averla scoperta  mi sembravo un’invasata, ho cominciato a fare un proselitismo che i testimoni di Geova so’ in confronto dei principianti. E la coppetta di qua e la coppetta di la, e provala che è pratica, igienica, economica, e pure ecologica, tiè.
 Ho cominciato con le persone che mi stavano intorno, le mie colleghe di ufficio.  Però che fatica convincere le persone a cambiare, a provare. Tutti a dirne male senza averla provata. Tutti a storcere il naso, tutti a parlare per pregiudizi. Ahò ma un po’ di curiosità no?
Allora mi è venuta in mente una vecchia pubblicità molto divertente. Questa.

Ecco con la coppetta è uguale, se non la provi non ci credi. 
Ma se la provi……..
Non la provi? Beh,  .peccato! Io che la uso da tempo ormai ho un solo rimpianto; non averla scoperta prima.
Se vi è venuta curiosità e volete approfondire qui qualche indirizzo

°Gramsci e la canzone italiana°

Ho cambiato canale e sono atterrata su Rrrrai 1. Trasmettono ancora il Festival (sono le 23.30, è  presto) Tricarico è vestito con una tovaglia e canta un cavallo di battaglia degli anni ottanta e della canzone sanremese:  ITALIANO VERO di Toto Totugno, Cotugno, scusate. Riarrangiamento meno becero dell’originale. Quasi, quasi me piace. Poi vedo il coro dietro, ragazzi e ragazze, faccie colorate, accenti vari, il bengalese romano, il marocchino partenopeo, il cinese di Prato (strano). Per i centocinquantanni dell’Unità siamo tutti belli bravi buoni e italiani, cinesi e hijab compresi. 
A finti, nun ce crede nessuno.
Non è finita,  adesso sul palco dell’Ariston campeggia una gigantografia rosso fuoco di Antonio Gramsci, mentre due voci recitano con voce e sguardo da occasione  l’importanza dell’indignazione.  Ma che cazzo, mo’ pure Gramsci a Sanremo! La mia di indignazione  la affido a Piero Ciampi, caro Sanremo te dedico un bell’ADIUS e ari-cambio canale.

Ristoranti Giapponesi a Roma: Take Sushi

Premessa. Il ristorante Take Sushi (da leggersi ta-kè, bambu in giapponese) non è un ristorante giapponese, ma un ristorante gestito da cinesi con un bancone sushi e due sushiman giapponesi. Si trova a Viale Trastevere, proprio a ridosso di Piazza Sydney Sonnino.

Da fuori è un ristorante smaccatamente cinese travestito da giapponese: lanterne rosse di carta, noren dozzinale. L’interno è altrettanto posticcio. Ambiente piuttosto angusto con finti shoji, brutte lampade e riproduzioni economiche di stampe giapponesi.
Fino a ieri la mia diffidenza e un giudizio basato sulle apparenze mi aveva sempre tenuto alla larga da Take Sushi. Ma l’averne sentito parlar bene in più di un’occasione e averne letto su Youkosoitalia mi ha spinto a provare.

Il servizio è molto veloce la varietà dei piatti buona. Piuttosto che la cucina, però consiglio di prendere il sushi che declinato nei vari  nigiri, temaki, uramaki, makimono è BUONO.  Il taglio è spesso, il sapore del pesce morbido, pieno, e il riso anche è ottimo.
Una sorpresa, Take Sushi ad un prezzo assolutamente nella media.

Viale Trastevere, 4
Roma
06 5810075