Ristoranti giapponesi a Roma: Rokko

Foto di Neve*

Dalla storica via Rasella , il ristorante che porta il nome del monte della città di Kobe, si è spostato sul lungotevere Ripetta, a due passi da Piazza del Popolo e via del Corso.
La sede nuova è molto grande e ben arredata. L’insegna fuori è piuttosto discreta.

Foto di Neve*
Siamo andati a pranzo e abbiamo scelto tra i  teishoku (set menu) , un menu di sushi e uno di  chirashi sushi a 15 euro. Una formula che usano ormai molti ristoranti giapponesi di Roma.
Rispetto ad  Hamasei, per esempio, qui il set è un po’ più piccolo, niente zuppa di miso o tsukemono (sottaceti), ma il sushi set che è preceduto da un’insalata e seguito da un frutto di stagione,  ha insieme agli onigiri  un bel temaki di tonno.
Foto di Neve*

 Da una veloce occhiata al menu, Rokko propone oltre il sushi, diversi piatti di cucina tradizionale.
 Il proprietario è disponibile e gentile, il servizio di sala invece ci è sembrato un po’ freddo.
Quello che ci è piaciuto molto, ma ci riserviamo di tornare per un pasto vero, è stato il giardino giapponese allestito nella sala principale, oltre una grande porta finestra. E’ nello stile classico del karesensui,
giardino secco zen, dove nulla è simmetria e tutto è simbolo.

Le pietre-montagne, il bambu-foresta, i ciottoli-mare, le aiuole-continenti sono disposti in un ordine senza ordine, come filosofia zen impone.
Un bel vedere davvero questo angolo di Giappone tradizionale in un cortile romano.

Foto di Neve*
Foto di Neve*
Foto di Neve*

Passeggiata di Ripetta, 15
00186-  Roma  06 3223414

Il mercatino giapponese di Roma

foto di neve*
Stamattina incursione al mercatino giapponese allestito al Black Out di via Casilina.
Impressioni: preferivo la versione “Circolo degli Artisti”.
Il posto era forse più piccolo ma sicuramente più facilmente raggiungibile e con più carattere.
Il mercatino giapponese, dal 2007 ad aggi è cresciuto molto, io ho partecipato a ben quattro edizioni, l’ultima lo scorso anno e devo dire che  gli oggetti giapponesi o ispirati alla cultura nipponica continuano ad essere ancora pochi. 
Il pubblico che lo frequenta è vario, ma ho notato una deriva decisamente troppo teen e kawaii.
Mi piacerebbe un mercatino più autenticamente giapponese, con film, libri, artigianato, un luogo dallo spirito più adulto e dal gusto maggiormente raffinato.

La parte migliore, oltre quella dedicata al cibo, si trova all’ingresso e all’aperto dove sulla destra ci sono 4 o 5 banchetti con vintage giapponese, oggettistica varia, ceramica, artigianato giapponese e variamente ispirato. Proprio da uno di questi banchetti, ho acquistato un bell’anello di Mio Otsubo e uno Jinbei da bimbo che ho abbinato ai geta presi la scorsa primavera al mercatino Menilmontant di Parigi.
foto di neve*

Lisa Ono e la Bossa Carioca a Roma

Scoperta una notte a Tokyo facendo zapping in tv LISA ONO è una delle più famose interpreti di BOSSA NOVA giapponese.
Sospesa tra due continenti, Lisa Ono ha sangue giapponese ma anima carioca. E’ una raffinatissima cantante dalla voce calda e una delle più sensibili interpreti di musica brasiliana. Da noi poco o nulla conosciuta è invece molto popolare in Giappone, dove adorano il samba, il jazz, la bossa nova e in Brasile, dove è nata e cresciuta.
In occasione del suo tour europeo (in realtà solo Parigi) il 25 gennaio suonerà a Roma, all’ Istituto Giapponese di Cultura, ore 20.
Un’occasione unica, da non divulgare troppo :), per conoscere Lisa Ono e godersi un po’ di suadente Bossa Nova.
Il pezzo è una cover di un famoso brano mambo degli anni 50, QUIEN SERA’. Versione Lisa.
Enjoy.

Mercatino Giapponese Natale 2009 Circolo degli Artisti

Quest’anno è il mio primo mercatino, ma sarà come al solito imperdibile. Ho cose bellissime.
Il mercatino giapponese organizzato da Sakurashu ad ogni appuntamento si arricchisce di nuovi banchi, e penso sia diventato il migliore nel suo genere a Roma. Certo è privilegiato l’aspetto commerciale, però l’atmosfera che si vive è molto carina e si possono passare un paio d’ore in maniera diversa e divertente se amate il genere Kawaii, zakka o semplicemte vi piace gironzolare per mercatini. Questo è sicuramente differente dai soliti, spesso tristi che si vedono per Roma. Qui e qui le foto delle mie edizioni passate.
Vi aspetto domenica 20 dicembre al Circolo degli Artisti di Roma dalle ore 10. Ingresso 1 euro (e non mi chiedete perchè).

Mercatino Bazar Scuola Giapponese di Roma Edizione 2009


Ve lo siete perso? Z a n n e n !!!!! Peccato.
Lo sapete che con i giapponesi bisogna cogliere l’attimo. Era tanto tempo che stavo dietro al bazar, ma per anni l’ho sempre lisciato, venivo a sapere la data esattamente una settimana dopo che c’era stato! E sappiate che c’è una sola volta l’anno.

E’ un evento per introdotti e se non siete nel giro giusto non ne verrete mai a conoscenza!
Quest’anno però grazie al tempestivo post di Paolo sul suo blog DOMU, l’ho saputo prima e per non dimenticarlo ho puntato la sveglia sul telefonino.
Solo che ovviamente non sapevo che ci sarebbe stato il DELIRIO.
Folle affamate si aggiravano fameliche tra gli stand gastronomici.
File ovunque. Per il curry rice 30 minuti, yakitori esauriti, yakisoba altri 20 minuti. Mi so’ buttata perciò sul già pronto: dorayaki, frankfurter, sushi e onigiri.
Ho firmato la petizione per la Jal e mi sono sorbita tutta l’estrazione della lotteria nella speranza di vincere i 25 chili di riso oppure la macchina che lo cuoce. Indovinate un po?
Doppio Zannen. Riprovo il prossimo anno.
Sotto un po’ di foto fresche di giornata.

Noryoku Shiken, il test per il test

Foto sfocata di Neve*
Il 6 dicembre ci sarà l’esame del Noryoku Shiken e ho deciso che lo faccio. Secondo livello, che il terzo è troppo facile, ma temo che il secondo sia troppo difficile.
L’istituto di cultura ha organizzato un corso di preparazione all’esame.
Otto lezioni da domani. Faccio anche questo ho pensato, così mi costringo a studiare quei sette ottocento ideogrammi che mi mancano per arrivare a meta (…na cazzata).
Ma mi sono detta che ce la posso fare.
Pensavo che bastasse iscriversi per frequentare il corso di preparazione all’esame. E invece no. Ti pre-iscrivi e poi fai un test di ammissione. Il test per poter fare il corso per superare il test. 
Vabbè che sarà, vorranno solo accertarsi che tu sappia che so’ la differenza tra un kana e un kanji, una formalità:diecipagineditest-incinquantacinqueminutidi-tempo!
Praticamente uno-stralcio-dell’-esame. Proprioumanistigiapponesi. Sti benedetti ideogrammi li studio, con calma però no tutti insieme!!!! Ma ormai ero lì e mi sono sottoposta alla tortura.
So’ uscita svuotata, stremata, piegata dalla consapevolezza che le risposte della pagina 5 (il dokkaibun, la  lettura) le ho date come si dice in giapponese a cazzo di cane, avendo capito si e no, più no che si, quindi no, il diecipercento degli ideogrammi.
Ma a dispetto del dokkaibun, o forse grazie a questo, sono stata ammessa. Ammetto di essere rimasta sorpresa e pure compiaciuta.
Me tocca studia’.

Ristoranti giapponesi a Roma: Sushi ko

Foto di Neve*
Sono stata presa dalla voglia di pesce crudo e subito dopo dalla consapevolezza che il panorama romano ahimè generoso non è …
In un altro post ho parlato ampiamente di cosa offre Roma quando c’è di mezzo il sushi. Sempre più convinta che il pesce crudo si debba mangiare preferibilmente Giappone, quando vengo presa dal desiderio mi ritrovo a scegliere sempre tra i soliti Hamasei e Hasekura.
Avevo già letto di Sushi ko e ci sono stata la prima volta un mese fa. Il locale però era pieno e quindi ci ho riprovato ieri sera, un tranquillo lunedì e finalmente mi sono seduta al sushi bar. 
Il ristorante, che in realtà è un’associazione culturale (la cui entrata sarebbe permessa solo ai soci, ma sono entrata pure io) si trova a San Lorenzo in una viuzza a ridosso della via Tiburtina: via degli Irpini
Difficile trovarla, perchè più che una strada si tratta di un cul de sac che finisce su una gradinata.
Aguzzate la vista perchè non c’è traccia di insegna, solo una bella porta di legno con su un foglio A4 che recita SUSHI-KO.
Cinque tavoli cinque rimediatissimi e un sushi bar che ospita una decina di posti. Ristorante a forma di T, arredo di un minimalismo esagerato, bianco dappertutto interrotto da una vetrinetta nera che racchiude un sontuosissimo kimono di broccato rosso e oro.
Niente musica, luci al punto giusto ma tovagliette segnaposto piuttosto anonime, di quelle con le foto dei nigiri che si trovano pure ai cinesi travestiti. Insomma a parte la porta d’ingresso molto bella in legno naturale il resto dell’arredamento per i miei gusti è un filo scarno.
In sala si muovono due persone e dietro il bancone altre due. Da questa parte gli italiani, dall’altra i giapponesi divisi dal banco sushi. Una ragazza con i ciucci e lo sguardo sveglio e un uomo dalla faccia tonda come gli occhiali che indossa. Sono loro gli attori e i registi di questo piccolo palcoscenico. Sono i padroni di casa e per tutto il tempo parlano e ridono tra loro in un giapponese farcito di qualche parola in italiano.
Il menu è il punto di forza di Sushi-ko. Piccolo ma molto buono. Sushi, sashimi, Temaki, makimono, chirashi, tempura e poco altro. Pochi orpelli molta sostanza. Qui si che il rigore è da applauso. Pesce crudo di una bontà assoluta. Fresco, di consistenza morbida adagiato su riso dal sapore dolce e non sopraffatto dal wasabi (con il quale altrove qualche volta si esagera per coprire pesce non proprio fresco).
Ho scelto il piatto che si chiama Miyabi, 10 pezzi che mi hanno portato in paradiso: tonno, salmone, spigola, gambero e gamberetto dolce crudo, che i giapponesi chiamano amaebi. Tutto talmente buono che ho mangiato con le mani. Riso dolce e abbastanza compatto, salmone dalla consistenza cremosa, spigola freschissima, tonno fragante e spesso. 
Sì, spesso, erto, alto, proprio ciccione. Dimenticate le ostie di pesce che trovate in altri posti, qui finalmente sul riso ci sta il pesce, e che pesce!


Venti pezzi di sushi, due tempura di verdura, un gelato al te verde, un budino al sesamo nero, una birra Asahi e due tazze di te, 71 euro.

Sushi ko Via degli Irpini 8
Tel 06 44340948
Avrete intuito che si riemp subito, perciò pre-no-ta-te.

I ciliegi di via Panama

Negli anni venti l’imperatore del Giappone Hirohito donò alla città di Roma degli alberi di ciliegio che vennero piantati in una zona limitrofa della città. Tra Villa Ada e Via Salaria corre una strada, Via Panama. Proprio qui vennero piantati gli alberi dell’imperatore. Per l’occasione la strada fu ribattezzata via del Giappone. Questo fino alla fine della seconda guerra mondiale… Ho percorso la via alla ricerca di questo pezzetto di Giappone a Roma e con mio grande rammarico mi sono resa conto che lungo la placida strada non rimangono che due, forse tre dei bellissimi ciliegi piantati settantanni fa. Si riconoscono in mezzo a tante pianticelle rachitiche per la loro possenza e l’ampiezza del loro fusto. In questi giorni sono particolarmente belli, gonfi di rosa acceso celebrano una nuova primavera e un’antica amicizia, ignorati dal traffico che va.

ちりじりに居てもする也花の春

chiri-jiri ni ite mo suru nari hana no haru

Sono lontano da casa ma sboccia un’altra primavera

Haiku composto nel 1817 da Kobayashi Issa

Domenica di primavera, Hiroshige o Porta Portese?

La mostra di Hiroshige è iniziata e ancora non sono andata. Fino ad ora mi sono fatta influenzare dal fatto che si trova a via del Corso, strada che non sopporto proprio. Per il momento quindi la visita alla mostra è rimandata.

Sono stata di nuovo al Mercato di Porta Portese. Faccio sempre lo stesso giro e lascio vagare il mio sguardo su persone e cose. Proprio quando il paesaggio è lo stesso che si notano i particolari. I banchi sono sempre quelli, qua e la i buchi lasciati dai vigili roditori e io che ho le mie preferenze spero di venire catturata da oggetti stupefacenti che non trovo ahimè quasi mai.

I miei acquisti preferiti: dvd, dvd, dvd, libri, piantine, collants e cosmetici. Ogni tanto un ninnolo, o il cambio del cinturino. Ho sempre l’acquolina di fronte ai fumi del salsicciaro di piazza Ippolito Nievo, ma resisto e continuo la mia discesa tra ombrelli, scarpe, cappelli e cumuli di “firmato”, mentre mi lascio catturare volentieri più a valle dalle fusaie e dalle olive di via Ettore Rolli mentre guardo sempre un po’ disgustata il verdolino in sospensione di quella strana fontana messa lassù, ma già così giù *_*

Propositi della domenica. Riuscire a leggere i due libri che ho comprato La nobiltà della sconfitta di Ivan Morris (Guanda 1983) e Le borgate di Roma di Giovanni Berlinguer e Piero Della Seta (Editori Riuniti 1976), entrambi pubblicati per la prima volta negli anni ’70 e poi andare a fare qualche foto alla passeggiata del Giappone dell’Eur, finchè i ciliegi sono in fiore.

Canzone di oggi, questa indimenticabile. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANCORAAAAAAAAAAAA

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAMOOOOOOOOOOOOOORE AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHH

Kodo, il battito.

Dall’isola di Sado, terra di selvaggia bellezza e di desolazione per essere stata nei secoli terra di confino, arriva la musica trascinante dei tamburi giapponesi.
Ritmo e tanta potenza. Questi sono i taiko suonati dai Kodo, una miscela di sapiente tecnica, fisicità, tradizione e innovazione per una musica sorprendente. Il risultato sono sonorità esplosive e travolgenti, in un crescendo che porta ad esplosioni di gioia pura (o almeno è quello che succede a me).
La prima esibizione di Taiko l’ho vista moltissimi anni fa in una estate romana all’Eur. Una vera scoperta. E io che pensavo che la musica giapponese fosse solo flauto e shamisen. I taiko sono eccitanti. Da allora sono un appuntamento fisso.
Lo scorso anno ho visto gli ONDEKOZA, quest’anno invece i KODO durante il loro One Earth Tour 2009 saranno in Italia a maggio. I concerti si terranno all’Auditorium di Roma, il 23-25 e 26 e il 27 di maggio. Sembra che per le prime tre date si tratti di un concerto insieme all’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, il 27 invece si tratterà solo di tamburi giapponesi.
Da non perdere. Date un’occhiata al video per una assaggio della bellezza e della forza che trasmette questa musica.