Pantelleria, la luce

Lago Specchio di Venere – foto di Neve*
Un viaggio a Pantelleria. Un viaggio di fine estate nell’isola del vento, come la chiamavano gli arabi.
Più grande di Lampedusa, Pantelleria, la Venere nera come qualcuna l’ha definita, non potrebbe essere più diversa da quest'ultima. Si erge scontrosa e bella tra la Sicilia e l’Africa settentrionale, proprio al centro del canale di Sicilia. L’isola è tanto vicina alle coste tunisine che nelle giornate particolarmente nitide e al tramonto si possono scorgere le luci di Capo Bon.  

Pantelleria è piena d’Africa: Africa nei nomi delle contrade: Khamma, Bugebber, Mueggen, Rekhale, Sibà, Africa nell’architettura dei  dammusi, costruzioni uniche e particolari che richiamano alla mente luoghi e genti d’oriente.

Cupole bianche contrastano con muri  rivestiti di lucida pietra nera vulcanica, l'ossidiana, e  caratterizzano il paesaggio isolano, paesaggio che i panteschi, hanno nei secoli trasformato e dove i dammusi, gli appezzamenti di terreno con  le coltivazioni di capperi e di uva zibibbo stanno li a raccontare un'intera economia.
Africa anche nei piatti, dove il cappero e il passito regnano sovrani, ma dove ha uno spazio tutto suo una variante isolana del cous cous,  il cous cous di pesce. Pantelleria ha molto da offrire. Un mare scuro ma pulito, una costa rocciosa, difficile, a tratti impervia, dove l’accesso al mare non è mai semplice. Il mare qui   non ha la trasparenza gaia dei fondali sabbiosi., il refrigerio si deve conquista a fatica. Che belle però Cala Cinque Denti, Cala Cottone, Punta Spadillo con il Laghetto delle Ondine,  Cala Levante e Cala Tramontana,  e Cala dell’Elefante, dove il tempo ha creato un maestoso arco di pietra che si getta in questo mare dai colori cupi e dai riflessi smeraldo.
L’interno isola e la natura di Pantelleria valgono da soli viaggio.
La Pantelleria più bella,  non è quella del mare, ma quella della montagna, delle contrade disordinate che punteggiano come fiori di scisto la campagna chiusa dai muretti a secco.

Pantelleria si gusta meglio all'interno, a Monastero, per esempio dove lo scintillio del mare è solo un riverbero e l'ombra della valle asseconda i pensieri.

Mi verrebbe da dire che Pantelleria è come il suo prodotto più conosciuto, il passito,  liquore caldo e mieloso. Pantelleria è come il suo distillato più famoso, è un'isola da meditazione. I colori della roccia contrastano con il verde cupo dei pini di Montagna grande, con il verde delle piante dei capperi e l’oro dei grappoli d’uva.

Si può andare a zonzo per le contrade dove il tempo sembra essersi fermato, si può camminare su di uno dei tanti sentieri che attraversano l’isola alla ricerca di testimonianze antiche e dammusi moderni.

Si può far visita ad un’azienda agricola e assaggiare il vino bianco che qui chiamano Catarrato,  oppure puntare diritti verso la grotta del Bagnoasciutto, la grotta di Benikulà, dove si può fare una sauna gratuita e salutare in uno spacco di montagna.

Si può fare molto oppure niente a Pantelleria, perchè il tempo qui ha un altro respiro.

A Roma comincia a fare freddo solo ora.  Mi riscaldo con qualche scatto di questa estate, lontanissima ormai.Entra nelle foto e lascia che ti arrivi il profumo di capperi e zibibbo. E godi degli scorci e di architetture di luce di un'isola straniamente bella, Pantelleria.
Scauri, scorcio – foto di Neve*
Scauri geometria – foto di neve*
Dammusi – foto di neve*
Palestina? – foto di neve*
Dammusi e Uva a Monastero – foto di neve*
Valle di Monastero – foto di neve*

Nella piana di Monastero – foto di neve*
Khamma – foto di neve*
Color Bianco dammuso – foto di neve*
Città di Pantelleria, angoli uguali a sessanta anni fa – foto di neve*
Faro di Punta Spadillo -foto di neve*

La Malposte, vecchio mulino normanno

Un vecchio mulino e il suo giardino. Un indirizzo di charme a Reviers una manciata di case nel Calvados, Bassa Normandia.  Due notti alla MALPOSTE, nel cuore della Normandia, nel Calvados, famoso per le mele, il sidro, i pascoli e i formaggi cremosi. 
Un lungo fine settimana ci ha portato da Parigi in 300 km alle spiagge dorate del D day di 66 anni fa. 
Il paese di Reviers si è rivelato un’ottima base di partenza per la scoperta della regione: appena 3 km dal mare e dalle spiagge Juno, Gold, Sword, Omaha Beach. Pochi minuti di strade di campagna coltivate a lino per arrivare a Bayeux, centro storico risparmiato dai bombardamenti alleati e custode di una bella cattedrale e del noto arazzo. Pochi km da Caen, da Deauville, da Honfleur, dalla penisola del Cotentin e da tutta una serie di castelli, fattorie e paesi di pietra grigia intatta.
L’accoglienza gentile e premurosa di Patricia (che sembra uscita da un film di Eric Rohmer) , il giardino allietato dall’acqua del ruscello ci facevano uscire ogni mattina dalla Malposte un po’ a malincuore.
 
15 rue des Moulins, Reviers



All Seasons Paris République

Catena Accor, albergo della All Seasons, più o meno stessa fascia di prezzo e livello degli Ibis. Wi fi gratuito in camera, colazione (con spremuta d’arancia) inclusa nel prezzo, internet a gratis nella lobby. Arredo essenziale stile ikea.
1 min a piedi da Place de la Republique con accesso alle Metro 3-5-8-9-11. Venti minuti a piedi dal Marais e Place des Vosges. Cinque minuti di metro da Gare du Nord e Gare de l’Est, meno di un’ora dall’aeroporto Charles De Gaulle. Discreta vista sui tetti.
Prezzo della singola 53 euro a notte. Pas mal.
Inconvenienti: la dimensione e struttura delle camere singole. Se non volete sentirvi un topo in trappola, se siete paranoici o claustrofobici evitate la stanza 309 (ma anche la 209 o 409).
Primo perchè è impossibile da trovare visto che non ha la porta che da sul corridoio come tutte le stanze normali. Da una parte è addossata alla tromba delle scale e dall’altra c’è una porta che non da sulla stanza, ma apre su un disimpegno grande quanto uno sgabuzzino di una mattonella quadrata che si affaccia,per modo di dire, anzi intruppa su due porte messe a novanta gradi. Sono le camera 309 e 310 in realtà una camera sola divisa a metà.
Da far rabbrividire anche gli speleologi abituati ad infilarsi nei buchi, pensate me. Meglio la mansarda date retta.
 
9, rue Leon Jouhaux
75010 PARIS

Il Giappone a Milano

Foto e Collage di Neve*

Una giornata a Milano. Fredda, grigia e con la nebbia. Milano respingente, Milano con le guglie del duomo contundente.
A Palazzo Reale c’erano però due mostre che tenevo d’occhio da tempo:Shunga, Arte e Eros e Giappone, Potere e Splendore. Due mostre interamente dedicate al Giappone. Due signore mostre in un solo palazzo. Troppa grazia.

Ho acquistato i biglietti on line la sera prima e sono passata leggiadra davanti a tutti il giorno dopo. Unica nota stonata la mancanza di punti ristoro all’interno del Palazzo Reale e l’impossibilità di fare foto nelle sale. Alla mostra nuotavano squali dotati di gracchianti radiotrasmittenti, difficile fregarli.
 
Sazia di cultura ho fatto poi un salto a Via Montenapoleone, e mi sono guardata intorno. Le vetrine delle firme, la fila per i saldi alla Hogan, miss in stivali e colbacco, russi in estasi e con le braccia cariche come alberi di Natale. Più Ferrari parcheggiate che cicche in terra.


Impressioni di un freddo sabato a Milano. Due cose: una coppia di cinesi assaliti dai piccioni in piazza Duomo e l’Isetta parcheggiata a Via Montenapoleone.

 

Foto e Collage di Neve*

Treggio anch’io

Ecco come promesso e ispirata dal bel post del Colonnello in storieinutili.blogspot.com/
questo è quello che sono riuscita a trovare tra i miei scatti.

Non è un granchè e ammetto la mia totale ignoranza in materia. Le macchine le considero solo se camminano, non guardo il colore figuriamoci il modello. Però, quando incontro modelli in lamiera, e mi capitano parafanghi lucenti, quando vedo targhe a 5 o 6 cifre, quando ci son di mezzo sedili in plastica similpelle nera allora mi accendo e guardo. A dir la verità non mi fermo alla macchina, mi interessa forse di più chi la guida.
Le macchine vecchie di divertono e mi emozionano.
Le tregge, come le chiama Venturik, esperto in materia e autore di un gran bel blog, le tregge alle quali sono più affezionata sono i modelli della mia infanzia, i modelli italici che mi riportano indietro, tanto indietro quando insieme a mia sorella usavamo ronfare alla grande soprattutto di ritorno da gite a bordo della Fiat 127 gialla canarino targata ROMA H69 di papà decorata con la bambola e i cuscini lavorati a uncinetto.
Pagherei per rivedere una 127 con il lunotto posteriore con i cuscini di uncinetto.
Le foto che ho postato, tranne la 600 scattata al Celio e dietro la quale mi sono messa a correre per poterla immortalare, sono state tutte scattate fuori Roma.
Cliccate per ingrandire.

La colza, il broccoletto francese

Conversazione intercettata in aereo pochi minuti prima dell’atterraggio su Parigi:

– Ahò a Silvà guarda là…..
– Belllooooooooooo tutti fiori colorati…
– Ah Silvà che dici, che sarà tutto ‘sto giallo, guarda quanto…
– Mah! Sarà un tipo de quarche cortivazione francese
– E che po’ esse….Tutti sti fiorellini gialli,…. ah! ho capito Silvà ecco che so’,

so’ BROCCOLETTI….
– E che i broccoletti so’ pure francesi?
– E certo Silvà che ce l’hanno pure qua li broccoletti…
…più grossi però !

Chapeau pour les Comediens!