Bruxelles, fine settimana

Ho trascorso un fine settimana aย Bruxelles. Non l’avevo mai considerata una meta per i miei mordi e fuggi europei, ma l’alta pressione su mezza Europa mi ha convinta a concedermi due giorni e una notte nella capitale belga.

Paese complesso il Belgio, con un’anima divisa tra Fiandre e Vallonia. Questa curiosa miscela non si amalgama a Bruxelles-Brussel ma si sovrappone e convive in questa cittร  simbolo della comunitร  europea. Due popoli, due lingue. Una latina, l’altra germanica si incontrano e si scontrano a Bru. Il risultato รจ curioso. Il bilinguismo regna ovunque, dai nomi delle strade agli annunci sui treni. Ho avuto l’impressione di girare in una cittร  cosmopolita, ma dove l’identitร  รจ un fattore importante e dove si cerca di ammorbidire l’antica ruggine con uno sforzo burocratico imponente.

Sono arrivata con un volo Alitalia il sabato pomeriggio, il tempo di posare il borsone e mi sono tuffata nella vita notturna di Bru. Serata fantastica, temperatura da ottobre romano, un tantino piรน fresco, forse.
Visto che una delle cose famose a Bru รจ la birra sono andata al famosoย Delirium Cafรฉ, un’istituzione cittadina per gli amanti della birra.Il locale mi sembra popolato da tanti turisti e da teenagers locali.

Dopo un’ottima trappista e una cherry beer (strana birra aromatizzata alla ciliegia, altra specialitร  locale) avevo fame e quindi sono partita alla ricerca di un posto, magari una brasserie di quelle fumose dove si potesse mangiare. Le vie che partono dalla Grande Place o Grot Markt pullulano di ogni genere di ristorante. La temperatura permetteva di mangiare all’aperto, cosa rara da queste parti ad ottobre, cosรฌ passando su strade invase da tavoli straripanti ho visto persone che si affannavano su pile fumanti di moules et frites (cozze e patate fritte), grigliate di pesce e di crostacei e coloratissime Paellas. No, non credo che la paella sia un piatto locale, ma tant’รจ .

Deciso di assaggiare la specialitร  locale “moules et frites” .Con una porzione ci si mangia tranquillamente in due, le cozze sono cotte in guazzetto con tanta cipolla e pepe. Le patate fritte sono patate fritte, forse rispetto alle nostre piรน grosse e spesse. I belgi sono molto orgogliosi di queste patate. Mi chiedevo perchรจ allora nel mondo le patate fritte si chiamano “FRENCH FRIES” ? Domanda delicata da porre a un belga.

Comunque mi sono gustata le moules anche se poi l’indomani mattina sono stata sorpresa da spiacevoli effetti collaterali, e le farmacie aperte, un po’ come a Roma d’agosto, non si trovano molto facilmente.
Nonostante l’inconveniente la domenica mattina, altra giornata splendida, ho visitato ilย museo del Fumetto, perchรจ il Belgio sรฌ ha dato i natali a grandi fumettisti, uno per tutti HERGE, l’autore di Tintin, che non รจ francese, bensรฌ belga. Il museo ospita una biblioteca, una caffetteria e un fornitissimo negozio.

Avrei speso un sacco di soldi e bevuto e mangiato waffles e cioccolata calda, ma visto le mie precarie condizioni mi sono dovuta accontentare di un tรจ con molto limone.
Prima di tornare verso l’aeroporto, dove avrei ripreso il volo alle 18, mi sono concessa un ultimo giro in centro, ho dato un’altra sbirciatina alla magnifica Grande Place e mi sono rifornita in uno dei centinaia di negozi di cioccolata di qualche pralina ripiena (altra specialitร  belga). Finalmente ho scoperto da dove viene il cioccolato Godiva .

foto di nevesottile

Tunisi, un’ora da Roma

A Roma il sole, in Nord Africa nuvole e pioggia. Un’ora di volo e si atterra in Africa, un intercontinentale breve. La Tunisia, รจ a portata di mano, l’esotico dietro casa. Dall’aeroporto Tunis- Carthage appena 7 km e si arriva agli Champs Elisee della Ville Nouvelle. ย E’ย venerdรฌ sera e Avenue Habib Bourguiba ci regala uno struscio con i fiocchi.

Dormiamo qui, in questo viale che taglia in due la cittร  e che conduce in pochi minuti alle mura che nascondono la medina e i souk. Hotel El Hana International, รจ un palazzone con la facciata bianca sforacchiata, interprete in chiave moderna dell’architettura tradizionale mediorientale. Interni in stile traghetto Civitavecchia-Olbia. La hall รจ piena di fumo e di gente. La nostra stanza รจ al sesto piano. Ci riteniamo soddisfatti per il prezzo pagato, 45 euro, colazione inclusa.

Cena nel cuore della medina, al ristorante Dar Ben Hadj, ambiente suggestivo,ย cibo ottimo:ย Brik, insalataย mechouia, cous cous di pesce, tutto accompagnato da ottimo Moscato Kelibia, un vino secco che somiglia molto ai vini panteschi (che d’altra parte รจ a poche miglia marine). Concludiamo con un dolce tรจ alla menta con pinoli.

La mattina successiva, a zonzo per la medina proviamo a perderci tra odori, sapori e colori. Sarร  che eravamo fuori stagione, ma abbiamo girovagato con molta calma senza essere particolarmente presi di mira per gli acquisti. Quando abbiamo avvertito i morsi della fame, ci siamo fermati a rue de la Kasbah e abbiamo pranzato con un panino tonno, cipolla e harissa, una salsa a base di peperoncino e spezie, onnipresente nella cucina tunisina, che puรฒ lasciare letteralmente a bocca aperta.

Non potevo tornare a casa senza un ricordo di questo breve soggiorno a Tunisi: ho comprato

  • ย una confezione di cous cous integrale, di quello vero, non quello pronto in 3 minuti, acquistato ai Magazines Generaux di Av Bourghiba e pagato la bellezza di 400 centesimi di dinaro, piรน o meno 20 centesimi ( quant’รจ che costa da Castroni?)ย 
  • ย iย Makroud, (nella foto) dolci di semola di grano duro, ripieni di datteri, fritti e ricoperti di semi di sesamo. Che ve lo dico a fa’…una vera bontร .

Natale a Norimberga

Young woman holding a steaming cup of Glรผhwein at Nuremberg Christmas market stalls decorated with lights and wreaths
.

E’ tempo di castagne e vin brulรจ. Il primo fine settimana di dicembre si inaugurano in Germania gli ormai famosi Mercatini di Natale.

Un modo per farsi un giro, rimpizzarsi di schifitezze ad alto contenuto di trigliceridi con un minimo di senso di colpa (fa freddo). Quest’anno destinazione Norimberga, seconda cittร  della Baviera, nella regione della Franconia.

Volo diretto Air Berlin (all’epoca ancora operativa) low cost tedesca con servizio da compagnia di bandiera. Tempo di volo 1 e 20 min in andata, 1 e 10 al ritorno. Pernotto Ibis Nurnberg centrum, due stelle catena Accor, 95 euro la doppia senza colazione. Un’esagerazione lo so, normalmente con gli ibis te la cavi con 60 euro, ma dicembre a Norimberga, che sembra abbia il mercato di natale piรน grande di tutta la Germania (boh?),รจ proprio alta stagione.
Tempo variabile temperatura sopportabile. Sabato pioggia.

Impressioni

Come molte cittร  tedesche, Norimberga ha subito pesanti bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale ed รจ stata in gran parte ricostruita nel dopoguerra. E’ circondata da una possente cinta di mura ed รจ dominata dal Kaiserburg, la fortezza del sedicesimo secolo, che si visita solo con guida, ma in lingua tedesca. Non parlo tedesco, mi sono accontentata del panorama e del vento che soffiava.

Da vedere ci sarebbe anche la casa di del pittore Dรผrer, qualche bella chiesa come San Lorenzo, e ricordi del terzo Reich, come la corte del processo ai gerarchi nazisti.

Escursioni da NorimbergaBamberga, cittadina patrimonio Unesco,  ben conservata e piena di edifici barocchi. Raggiungibile da Norimberga in 45 minuti di treno, dalla stazione centrale.

Mercatino: ho letto che รจ il piรน grande di tutta la Germania, ma non mi รจ sembrato. Occupa la piazza principale della cittร , la Hauptplatz e pullula di stand. Io, che sono interessata soprattutto a quelli gastronomici ho notato con disappunto poca, pochissima varietร  rispetto ad altri mercati visitati (Francoforte, Treviri, Stoccarda, Rothenburg ob der Tauber). La specialitร  di Norimberga sono i salcscciotti bianchi, perciรฒ se ne trovavano in tutte le salse, anche a metro, mentre c’era ben poco del resto. Per i dolci ci si poteva sbizzarrire di piรน, waffeln semplici o articolati (panna, nutella, fragole), frutta ricoperta da uno strato di cioccolata, fruchtebrote (pane dolce alla frutta).

Su tutto l’immancabile Gluhwein, vino rosso caldo e speziato da sorseggiare passeggiando tra gli stand.

Fine settimana a Amsterdam

Canal in Amsterdam with people cycling, walking, and a tour boat filled with passengers

Prima volta ad Amsterdam. Sono stata fortunata, Giove Pluvio mi ha assistito. 3 giorni e 2 notti. Ho soggiornato all’ย Avenue hotel, a tre minuti dalla stazione centrale: 120 euro (nel 2019) per una doppia con colazione inclusa. Un’ impresa trovare un albergo decente ad un prezzo decente in questa cittร . Questo รจ quello che mi รจ piaciuto di piรน:ย 

  • l’atmosfera rilassata e giovane.
  • la cordialitร  degli abitanti
  • l’enorme numero di biciclette e coffeshop
  • i canali e le barche che li attraversano
  • le frittelle olandesi e la torta di mele
  • le case con enormi vetrate per fare entrare la luce
  • i tulipani ovunque
  • i colori delle case fuori cittร 
  • il Cortile delle Beghine Begijnhof
  • i panini con le aringhe e cipolla
  • ilย De Jaren Cafe
  • i ristoranti di tutto il mondo, soprattutto gli asiatici

  • la lingua che parlano qui, l’ olandese a metร  tra l’inglese e il tedesco
  • l’acqua che รจ dappertutto
  • il negozioย Sissy-boyย , che vende cose bellissime!

Danke Well Amsterdam!

Scopri Kythira: La piccola Australia

kithira


Da qualche anno ho scoperto la Grecia.
Confesso che mi sembrava un “argomento troppo spinoso” per essere affrontato:  un paese con 6000 isole pone infinite domande e dubbi sulla scelta della destinazione di viaggio.
Per questo motivo ho scartato la Grecia per anni, un po’ come quando rimandi l’esame piรน impegnativo perchรจ non sai da dove iniziare a studiare.

Finchรจ un giorno ho smarcato l’annoso dilemma ribaltando la questione: anzichรจ iniziare dalle isole, ho iniziato dalla terraferma.
Ho iniziato dal nord, o meglio dal nord est della Grecia, da Salonicco.

Quindi i miei viaggi nella Grecia continentale sono stati nell’ordine: penisola Calcidica, visitata interamente  tranne il Monte Athos perchรจ proibito alle donne,  la penisola del Pelion, le Meteore, Ionnina e la zona dello Zagori.
Di questi primi viaggi, o meglio di alcune impressioni, ho scritto qui.

Dopo questi primi viaggi sono stata a Creta, l’isola piรน grande e di cui farรฒ un post prima o poi.

Terminato il doveroso prologo sulla destinazione Grecia, vorrei invece raccontare della destinazione di quest’anno, un’isola considerata ionica, ma che ionica non รจ. Un’isola appartenente alla regione dell’Attica, amministrata direttamente da Atene, ma che da questa dista ben 325 km e un’ora buona di traghetto, quando questo c’รจ.

Parlo dell’isola di KYTHIRA, anche chiamata Kythera, Citera, Tsirigo, ma che se la cercate su uno di quegli atlanti anni 80, la trovate sotto il nome veneziano di CERIGO,  poichรจ come le altre isole in questo pezzetto di mondo, รจ stata governata della Repubblica di Venezia per circa quattro secoli.
Evidendentemente non รจ stato un buon rapporto, perchรจ  Kythira non conserva una grande impronta della Serenissima.

Kythira viene normalmente inserita nell’arcipelago delle Ionie, ma geograficamente occupa una posizione tutta sua, sospesa tra il Peloponneso, Creta, lo Ionio e l’Egeo. Ed รจ forse proprio questa collocazione di confine a renderla diversa dalle altre isole greche.
Una bella posizione defilata ma non troppo, che richiede perรฒ dell’impegno per essere raggiunta, oscurata spesso e volentieri da un’altra isola, Elafonissos, piรน piccola, piรน vicina, piรน sabbiosa, piรน turistica, piรน facile.
Motivo per il quale Kythira รจ meta di un turismo a bassa intensitร .

Kythira รจ un’isola al confine, รจ proprio tra due mari e conserva un’aria tutta sua.

La stagione turistica inizia tardi e finisce presto in quest’isola grande come Malta, 280 kmq ma con appena 3500 abitanti e una densitร  abitativa di appena 12 abitanti per kmq. Un’isola deserta dunque. Si direbbe di un posto cosรฌ che ha piรน capre che uomini, solo che non ho visto neanche quelle.

Immaginatevi un’isola dalla forma a losanga, un po’ come un biscotto, un grosso altipiano poggiato sulle acque,  attraversato da gole scavate da torrenti che sfociano in mare formando cale piรน o meno sabbiose, piรน o meno ciottolose.
Immaginatevi un’isola ventosa, un po’ come Creta terra di meltemi, spopolata, ma disseminata di contrade,  quattro case quattro, a parte i due centri principali, Potamos a nord con 8 case, e Chora Kythira a sud con 16 case, e immaginetevela attraversata da un reticolo molto fitto di strade, molte di queste ancora bianche.

E poi immaginatevi chiese e monasteri, a volte aggrappati alle rocce a strapiombo sul mare, altre isolate in aperta campagna,  spesso solo pievi primitive imbiancate a calce da campanili appena abbozzati.

Se cercate posti alla moda siete nell’isola sbagliata, gli alberghi sono pochi, le case tradizionali ristrutturate  sempre piรน numerose, tante taverne tradizionali e lo shopping รจ concentrato soprattutto a Chora Kythira. Quello che non manca qui รจ l’accento australiano, che risuona ovunque.

Sรฌ, perchรจ gli abitanti di Kythira sono emigrati in massa nella “big Kythira” a partire dai primi decenni del 900 e ora con piรน di 60.000 discendenti rappresentano una delle prime, piรน numerose e importanti comunitร  di greci emigrati in Australia.
Una comunitร  alla terza o quarta generazione che ci tiene alle sue origini, tanto da fondare associazioni,  finanziare progetti di ristrutturazione sull’isola e invaderla pacificamente ogni estate.
E’ talmente forte il legame tra big e little Kythira che la bandiera aussie sventola spesso nelle piazze dei borghi isolani, e nessuno considera strano che l’ambasciatore australiano in Grecia venga per qualche giorno ad inaugurare lavori o a presienziare a feste ed eventi.

Spiagge belle ce ne sono molte, alcune sono attrezzate altre no. Alcune sono raggiungibili comodamente, altre meno. Spiagge di ciottoli,  di sabbia, miste. Non sono mai affollate, anzi spesso sono deserte in pieno  luglio. Acqua chiarissima come d’ordinanza in Grecia.

Le mie spiagge preferite: Lykidomou beach, Fournoi beach, Chalkos Beach, Limnionas beach, Fyri Ammos beach.
Fatemi sapere le vostre, che ce ne sono piรน di 30.  Ma preparatevi a percorrere km di strade bianche, vertiginose discese a mare e strade super panoramiche e un po’ ardite perchรจ senza guardarail. 

Borghi del cuore: Mylopotamos e Kato Chora. Un po’ piรน di vita a Kapsali e Agia Pelagia sul mare. Piacevole passeggiare per Chora Kythira sviluppata su due alture di fronte al mare.

Specialitร  da provare: la fatourada un liquore tipico a base di tsipouro, cannella, chiodi di garofano e bucce di mandarino. Praticamente un vin brulรจ freddo. Molto buono.
Compratela direttamente nei mercatini  setttimanali itineranti (d’estate la domenica a Potamos e il mercoledรฌ a Livadi). Non piรน di dieci banchi dove gli abitanti vendono i prodotti dell’orto, il miele, i formaggi, i liquori e le conserve fatti in casa.

Per girare l’isola รจ indispensabile la macchina, sconsiglio il motorino sia per le distanze che sono notevoli, sia per la strade, alcune con pendenze tali da non essere affrontate agevolmente su due ruote.

Curiositร : la pianta dell’isola in realtร  sono due, il timo che tappezza l’intero territorio con il quale si fa un miele specialitร  di Kithira e l’elicriso, qui chiamato SEMPREVIVA, una pianta perenne dai bei fiori gialli  diventata il simbolo di quest’isola. Ne troverete a mazzetti in vendita ovunque.
Se poi avete bisogno a Mylopotamos c’รจ la bella e fornita erboristeria di Sara Scopsi, erborista italo-scozzese trapantiata qui. Di lei sono riuscita a trovare solo il profilo Fb

Avvertenze e precauzioni: imparate o ripassate l’alfabeto greco che spesso sull’isola le indicazioni, quando ci sono, sono solo in greco.  A Kythira hanno infatti la strana abitudine di mettere i cartelli stradali da una parte sola. Quindi ai bivi se davanti a voi non vedete indicazioni non disperate perchรจ probabilmente sono dietro.
A luglio, ma immagino per tutta l’estate,  milioni di cicale formato elefante, volano da una parte all’altra dell’isola: dagli alberi, dalla macchia mediterranea, e quindi se tenete i finestrini aperti voleranno anche nella vostra di macchina. Io vi ho avvisato, poi fate voi.

Soggiornato a Mitata,  Abramis Rooms.

Traghetto Porfyrousa da Neapolis, prezzo a/r (passaggio ponte + macchina) 140 euro.
๐Ÿ‘ Foto instagram.com/nevesottile

Per approfondire
www.visitkythera.gr
Il sito dei kitheriani d’Australia 

Banco fast food

foto di Neve*

Aggiornamento 2026: purtroppo Banco ha chiuso da tempo. Lascio online questa recensione come testimonianza di un locale che, nel bene e nel male, ha rappresentato una certa stagione della ristorazione romana.

Banco, buono ma non economico.ย 

Il locale direttamente sulla Via Ostiense รจ molto carino ma estremamente piccolo, sacrificato direi. 
Tutto รจ pensato, fatto  e offerto con cura. Ingredienti inediti per zuppe diverse e gustose, panini e roll preparati con materie fresche e sul momento, accostamenti gustosi, packaging accattivante, ecologico anche se parecchio in inglese. 

Un locale che se avesse oltre al banco lo spazio per sedersi sarebbe un assoluto successo e ti farebbe dimenticare, forse per un po’, ย i prezzi. ย E invece, il locale rimane fedele al nome, Banco appunto eย tutto si risolve in pochi metri quadrati.
Peccato perchรจ i prezzi sono alti e pagare un seppur gustoso e fresco bagel 6 euro per un take away รจ esagerato e fuori mercato.ย 

Un po’ gastrofighetto.

WWOOF in Giappone: istruzioni per l’uso

Torii gate in the sea at sunset

Andare in Giappone con il WWOOF: quello che avrei voluto sapere prima di partire

Andare in Giappone con il WWOOF? Direi che รจ un’ottima idea. Che siate spinti dalla voglia di vedere il mondo, di imparare cose nuove, di conoscere gente, di approfittare per imparare il giapponese o semplicemente di rinfrescare quello che giร  sapete, sappiate che state per fare una scelta saggia.

Io l’ho fatto per due volte: la prima nel lontano 2005 e l’ultima nell’estate del 2015. Per leggere il primo post sul WWOOF in Giappone qui

Le informazioni sul WWOOF oggi non mancano. Si trovano sui siti ufficiali dei vari paesi, nei forum di viaggio e, piรน recentemente, nei gruppi Facebook dedicati. Sono perรฒ ancora poche le testimonianze in italiano sul WWOOF in Giappone.

Per questo motivo, a qualche anno dal mio primo articolo sull’argomento, ho deciso di raccogliere qui le informazioni che considero piรน utili per chi vuole lanciarsi in questa esperienza, basandomi esclusivamente su ciรฒ che ho vissuto personalmente come WWOOFer.

Nel complesso ho trascorso circa tre mesi in Giappone attraverso il WWOOF, soggiornando presso cinque diversi host.


Prima di partire – hai le idee chiare?

Prima ancora di iscriverti, c’รจ una domanda fondamentale da porti: perchรฉ vuoi fare WWOOF in Giappone? Vuoi migliorare il giapponese? Passare un’estate diversa? Imparare a fare il tofu? Vivere nella campagna giapponese? Conoscere persone provenienti da tutto il mondo? Qualunque sia la tua motivazione, รจ importante averla ben chiara fin dall’inizio. La scelta dell’host dipenderร  infatti in gran parte da ciรฒ che stai cercando.

Quanto sono diversi gli host?

In Giappone esistono situazioni molto diverse tra loro. Ci sono host che ospitano un solo WWOOFer alla volta e altri che ne ospitano molti contemporaneamente. Ci sono luoghi dove รจ indispensabile conoscere almeno un po’ di giapponese e altri dove non serve affatto. Ci sono posti dove si lavora il minimo richiesto e altri dove si superano tranquillamente le cinque ore quotidiane. Ci sono host sinceramente interessati allo scambio culturale e altri che lo sono molto meno. Ci sono sistemazioni con stanza privata e altre con camere condivise tra piรน volontari.

Ci sono luoghi dove avrai grandi opportunitร  di praticare il giapponese e altri dove parlerai prevalentemente inglese. Come avrai capito, le variabili sono praticamente infinite. Per questo รจ importante capire fin dall’inizio che cosa stai cercando e che tipo di esperienza desideri vivere.


Iscrizione e costi – Quanto costa iscriversi?

Il costo dell’iscrizione annuale a WWOOF Japan รจ di 5.500 yen, circa 40 euro.

L’iscrizione dร  diritto ad accedere al database completo degli host, leggere le recensioni e contattare direttamente le strutture che ti interessano.

Come funziona l’iscrizione

L’iscrizione si effettua online. รˆ possibile pagare con carta di credito oppure tramite PayPal. L’attivazione dell’account รจ immediata e la validitร  รจ di un anno. Una caratteristica interessante รจ che si puรฒ decidere quando far partire l’anno di iscrizione. Con un piccolo sovrapprezzo รจ infatti possibile posticiparne l’attivazione fino a sei mesi.


Come scegliere l’host – Prima le recensioni

Se c’รจ un consiglio che mi sento di dare รจ questo: leggete attentamente le recensioni. Molte sono scritte in inglese, altre in giapponese o in cinese, ma tutte possono fornire indicazioni preziose sul tipo di esperienza che vi aspetta. Le recensioni permettono di farsi un’idea generale dell’host e dell’ambiente che si troverร  una volta arrivati. Se notate molte recensioni negative, probabilmente un motivo c’รจ.

Quando le recensioni non bastano

Detto questo, le recensioni non sono la veritร  assoluta. Non tutti coloro che hanno avuto un’esperienza negativa decidono di scrivere una recensione. Allo stesso modo, non tutte le recensioni positive sono necessariamente rappresentative della realtร . Per esperienza personale consiglio sempre di leggerle con spirito critico e di considerarle come uno strumento utile, ma non definitivo.

E gli host senza recensioni?

La presenza di poche recensioni o addirittura l’assenza totale di recensioni non deve essere interpretata automaticamente come un segnale negativo. Puรฒ semplicemente significare che l’host รจ nuovo sulla piattaforma e non ha ancora accolto molti WWOOFer.

Scegliete in base alle vostre esigenze

La cosa piรน importante รจ scegliere pensando alle vostre esigenze e non semplicemente seguendo il numero di recensioni o la popolaritร  di un host.


Dove si puรฒ fare WWOOF in Giappone?

Non solo fattorie

Uno degli aspetti piรน interessanti del WWOOF in Giappone รจ la varietร  delle realtร  che si possono incontrare.

Non esistono soltanto aziende agricole.

Si puรฒ fare WWOOF in:

  • fattorie
  • negozi
  • ristoranti
  • piccoli alberghi
  • associazioni locali
  • scuole di lingua
  • comunitร  rurali

Mare, montagna, isole e campagna

Le possibilitร  sono praticamente infinite. Si puรฒ scegliere tra mare, montagna, collina, isole remote, estremo nord, estremo sud e vaste aree rurali.

Le grandi cittร  rappresentano piรน l’eccezione che la regola, anche se alcuni host si trovano relativamente vicino ai principali centri urbani.

Quanto sono isolati gli host?

Nella maggior parte dei casi gli host si trovano fuori cittร . Alcuni sono davvero molto isolati. Quando scegliete una struttura tenete conto anche di questo aspetto, soprattutto se desiderate visitare frequentemente i dintorni durante il soggiorno.


Domande frequenti

1. Una volta pagata l’iscrizione troverรฒ sicuramente un host?

Una volta completata l’iscrizione รจ molto probabile trovare un host disposto ad accogliervi. Naturalmente non esiste una garanzia assoluta. Nel mio caso mi sono organizzata appena un mese prima della partenza e sono riuscita comunque a trovare una sistemazione.

Il consiglio รจ quello di selezionare diversi host interessanti e contattarli contemporaneamente. Quando arriveranno le risposte potrete valutare quale proposta accettare. Se viaggiate durante il periodo estivo conviene perรฒ muoversi con largo anticipo, perchรฉ luglio, agosto e settembre sono i mesi piรน richiesti.

2. Quanto tempo si puรฒ rimanere presso un host?

Dipende completamente dall’host. Alcuni accettano soggiorni molto brevi, altri preferiscono permanenze di alcune settimane o addirittura di un mese.

Queste informazioni sono normalmente indicate nella scheda dell’host. La durata piรน comune รจ compresa tra due e tre settimane. Naturalmente, se entrambe le parti sono d’accordo, nulla vieta di prolungare il soggiorno.

Allo stesso modo, se l’esperienza non dovesse rivelarsi soddisfacente, siete liberi di interromperla e andare altrove.

3. รˆ possibile visitare il Giappone durante il soggiorno?

Sรฌ. Generalmente gli host concedono almeno un giorno libero alla settimana. Potrete utilizzare quel tempo per visitare i dintorni o fare escursioni.

Tenete perรฒ presente che alcuni host si trovano in zone molto isolate e gli spostamenti potrebbero non essere semplici.

4. Quanto costa davvero un viaggio WWOOF in Giappone?

Molto meno di quanto si possa pensare.

Se avete giร  pagato il volo e l’iscrizione, il vitto e l’alloggio sono normalmente inclusi.

Le principali spese saranno quindi:

  • trasporti
  • pasti durante i giorni liberi
  • eventuali souvenir
  • spese personali

Per fare un esempio concreto, un budget di 1.500 euro per un mese รจ piรน che sufficiente.


La mia esperienza in breve

Per dare un riferimento concreto:

  • due esperienze di WWOOF in Giappone
  • cinque host visitati
  • circa tre mesi complessivi di permanenza

Ogni host รจ stato diverso dagli altri e proprio questa varietร  rappresenta uno degli aspetti piรน interessanti dell’esperienza.


Conclusioni

Il WWOOF non รจ una vacanza gratuita e non รจ nemmeno un semplice modo per risparmiare.

รˆ soprattutto un’esperienza di scambio.

Richiede adattabilitร , curiositร  e una certa capacitร  di uscire dalla propria zona di comfort. Se perรฒ siete disposti a mettervi in gioco, puรฒ diventare uno dei modi piรน autentici e interessanti per conoscere il Giappone da vicino.

Per il WWOOF nel resto del mondo vai qui.
ย ย 

foto di Neve*
 
 

Panang curry di gamberi alla mia maniera

Bowl of Thai curry with chicken, vegetables, rice, and a spoon on wooden table
Curry stile tailandese alla mia maniera. 
Ingredienti: Gamberi, latte di cocco, cipolle, pasta di curry tailandese tipo rosso, pepe nero macinato fresco, qualche foglia di basilico, zenzero grattato fresco, una noce di burro. 
Mentre il riso basmati o thaibonnet cuoce a parte, io uso una ricecooker,  in una padella o wok sciogliere una noce di burro chiarificato e appassire le cipolle.  Aggiungere poi un cucchiaino di pasta di curry tailandese, un cucchaino abbondante di zenzero fresco grattuggiato  e un barattolo intero di latte di cocco. Lasciare sobollire per qualche minuto.  A questo punto aggiungere i gamberi e lasciare cuocere per circa 10 minuti, il tempo che il curry si asciughi a piacimento. Finire con qualche foglia di basilico e una macinata di pepe fresco. 
Servire il curry  accanto al riso che nel frattempo avrete guarnito se vi piace con sesamo nero.
Il grado di piccantezza di questo curry dipende da quanta pasta di curry tailandese avrete aggiunto al principio. 

Nagoya dove dormire, il Chisun Inn

Japanese castle with stone foundation, moat, cherry blossom trees, and people walking on bridge

Al ritorno dalla mia seconda esperienza WWOOF nell’estate del 2015, ho trascorso meno di ventiquattro ore a Nagoya, una cittร  che fino ad allora conoscevo soltanto come tappa intermedia tra Tokyo e Osaka. Ci ho trascorso un pomeriggio e una notte. Nel pomeriggio ho raggiunto il tempio Kannon e ho scoperto una cittร  culturalmente piรน vicina a Osaka che a Tokyo, una cittร  caciarona, un po’ coatta, multietnica e non proprio elegante.ย  E’ la prima cittร  giapponese che in metropolitana oltre ai soliti annunci in inglese, cinese, coreano, utilizza anche il portoghese, segno evidente della presenza di una numerosa comunitร  brasiliana o nippo-brasiliana (a proposito di nippo brasiliani, ne ho parlato qui in occasione della recensione del libro “Le quattro casalinghe di Tokyo”)

Ho dormito al Chisun Inn Nagoya, della catena Solare Hotels,  solito business hotel, ma che ha almeno  il pregio di avere un’architettura riconoscibile e di trovarsi a 3 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. Stanze singole da 12 mq ma dotate di tutto quello che serve oltre il letto, quindi bagno unit con confort di serie, tv, ciabatte, yukata, condizionatore.
Spazio ridotto al minimo ma almeno stanza con finestra (e non รจ scontato). Check in ore 15, check out ore 10.
Prezzo pagato 5600 yen, senza colazione.

foto di Neve*

Elleniko, tavola calda greca a l’ Aventino


Aggiornamento 2026: sono passati molti anni da quando ho scritto questa recensione e nel frattempo Elleniko รจ cambiato. Il locale si รจ ampliato trasferendosi di pochi metri sempre su Viale Aventino, guadagnando spazio e tavoli. Nel frattempo Roma si รจ riempita di locali greci: tra pita, souvlaki e meze, la cucina ellenica รจ ormai entrata stabilmente nel panorama gastronomico cittadino. Elleniko, perรฒ, resta uno dei pionieri del genere nella capitale e continua a essere per me un piccolo classico e nel quale torno sempre volentieri. I prezzi, come ovunque, sono aumentati nel corso degli anni, ma Elleniko rimane una soluzione tutto sommato accessibile per un pranzo veloce o una cena informale.

Da quando l’ho scoperto non ne posso fare piรน a meno.
Elleniko รจ un piccolo locale greco, si trova in Viale Aventino, ha pochi tavoli e un menu non particolarmente esteso. Una tavola calda che offre pita con souvlaki, pita con bifteki (la mia preferita), pita vegetariana, qualche antipasto, qualche insalata, birra retsina, il tradizionale vino bianco resinato greco. e poi i dolci. I panini e i piatti sono tutti espressi e vengono preparati al momento.ย 

A fine pasto suggerisco di chiudere con un galaktoboureko che trovo niente male e che preferisco di gran lunga al baklava. I prezzi dei panini nella media, quindi parliamo di 4 o 5 euro, bibite e piatti leggermente piรน cari. Personale greco simpatico e gentile. Aperto fino a sera tardi.ย 
Regolatevi perchรจ il locale รจ sempre piรน affollato, e l’ora di pranzo nei giorni feriali รจ preda di famelici impiegati Fao.ย 

Il locale รจ considerato laboratorio artigiano con vendita (come una pizzeria al taglio per intenderci) e pertanto non ha il bagno a disposizione dei clienti.ย 

Se un appunto devo fare ad Elleniko รจ sulla pita, il pane. Preferivo di gran lunga quella che usavano fino a pochi mesi fa, di qualitร  decisamente superiore rispetto a quella che hanno deciso di utilizzare ultimamente. Per questo il mio giudizio si attesta “solo” su molto buono.