———–°°°Io credo nei miracoli°°°————

Siamo a marzo, è primavera e io mi preparo alla rivoluzione. Sono felice perchè credo nei miracoli che la gente può fare.

E allora il mio pensiero va alle persone che hanno condiviso con me un po’ della loro vita.
Amici con i quali ho vissuto attimi e secoli di quotidiano e con i quali ho assaggiato, divorato, qualche volta vomitato pezzi di vita.
Grazie alla loro complicità ho arginato momenti di dolore e disperazione, ma anche raddoppiato la gioia, l’allegria, e di esaltazione.
Ci sono stati abbracci che mi hanno riparata quando nuvole di illusioni si sono trasformate in acquazzoni.
Ci sono stati occhi dove ho visto brillare fiducia e amore, e senza i quali non avrei mai attraversato fitte  incomprensioni.
Questa canzone è per loro che sono stati e sono i colori della mia vita.
Ma è anche per le migliaia di voci sconosciute ascoltate, preziose, perchè mi hanno regalato quotidiani sorrisi e qualche volta inaspettati voli sul mare. 
E poi questa canzone è per tutti gli altri, che forse da domani, saranno la rivoluzione.
Cristina Donà  – Miracoli –

————Strade parallele————-

Scritta da Giuni Russo e Maria Antonietta Sisini, cantata da Giuno Russo e Franco Battiato, 1994.

Domenica giornata di scirocco,
fuori non si può stare
per fare un po’ di fresco socchiudo le persiane
e vado a riposare

La stessa aria con la sua potenza scioglie i miei pensieri
Il mio cuore vola se all’ombra prendi forma e ti presenti
non posso riposare.
Il sole ora entra dentro il mare e fanno l’amore
 non c’è cosa più grande
tu sei la vera sorgente che sazia i sentimenti
La stessa aria che con il suo calore cresce e mi tormenta
Il cuore vola sentendo scrosci d’acqua di fontana
nel mio giardino mi piace stare sola.
La stessa aria che con il suo calore cresce e mi tormenta
Il cuore vola sentendo scrosci d’acqua di fontana
nel mio giardino, mi piace stare solo
mi piace stare sola
Trad. di Neve*

::::: Verso sud ::::

Pray for Japan!

Tokyo, riportano i giornali italiani, si svuota, e le immagini che guardo nella rete sembrano tratte da un film di fantascienza.
Evacuazione lenta, ordinata, composta, dignitosa. Tokyo si sposta a sud. Se fosse vero, sarebbe la prima volta che in questo paese si inverte il senso di marcia geografico. 

La storia del Giappone ha camminato sempre verso nord,  una lunga marcia cominciata dal Kyushu e terminata in Hokkaido, che a tappe ha stabilito le sue capitali prima a Nara, poi a Kyoto, a Kamakura, ed infine a Tokyo.
Ragioni politiche certo, ma anche un nomadismo che i giapponesi si portano dietro da chissà quanto e che li fa ancora abitare in case foderate di carta e legno.

I giapponesi hanno assorbito così profondamente il senso della precarietà della vita da accettare con apparente rassegnazione ogni tipo di cambiamento e sconvolgimento. Apparente, però, perchè questi uomini che a noi sembrano marziani, vivono dei nostri stessi sentimenti, anche se ne hanno pudore. L’armonia e il benessere generali sono troppo importanti e il controllo delle emozioni personali è fondamentale affinchè la società giapponese si mantenga in equilibrio.

Una terra capricciosa e spesso crudele ha allevato i giapponesi  al pragmatismo, alla caparbietà, alla disciplina, all’altruismo, e ad un senso di responsabilità fuori del comune. Ma ne ha arricchito lo spirito di  una sensibilità estrema per la natura,  dell’amore per i particolari,  per le stagioni,  ha donato loro un senso estetico unico che li accomuna e li distingue da chiunque altro.

Forse in queste ore in Giappne ci si sposta verso sud. Forse, magari solo quelli che possono, o quelli che devono, perchè evacuati dalla zona della centrale nucleare, gli stranieri che cercano di tornare a casa, le ambasciate che spostano le sedi.
Persino gli aerei migrano, le compagnie cancellano i voli o li dirottano su altri scali..
L’emergenza spinge le persone a Nagoya, a Osaka.  Si tratta, a sentire le autorità, di  misure precauzionali, emergenza nucleare, ma ancora non è chiaro quanto alto sia il pericolo.

E un senso di smarrimento ti prende a sentirle quelle parole pronunciate dai funzionari in tuta blu quando dicono  ” Oltre l’area rossa della centrale di Fukushima, il pericolo di radiazioni non è immediato”.
Pericolo non immediato… Le parole hanno un senso, quindi no, tranquilli non si muore subito di queste radiazioni, per il momento e a meno di trovarsi a ridosso della centrale di Fukushima.

E allora, intanto, in attesa della normalità, si seguono le direttive del governo, ci si aggiorna in continuazione sui livelli di radiazione nell’aria, si continua la vita di sempre, oppure ci si allontana,  perchè come dicono i giapponesi in questi casi “shika ta ga nai” ( non c’è nulla da fare).

Il sud che accoglierà chi ci sta andando, è un luogo che il Giappone e il mondo intero conoscono già, ed ha il nome di Hiroshima e Nagasaki.

Paradossale no?