Corno di bue, latte scremato proteggi Neve* dall’innominato

Nuvole nere si addensano minacciose sopra la mia testa.  Ci vuole un rito scaramantico contro le forze oscure.  So’ una pagana e quanno ce vo’, ce vo’. 

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ego me baptizzo contro il malocchio… e con il peperoncino e un po’ d’insaleta ti protegge la Madonna dell’Incoroneta… con l’olio, il sale, e l’aceto ti protegge la Madonna dello Sterpeto.. corno di bue, latte scremeto, proteggi questa casa dall’innomineto…”

Got my Smile !

Nina Simone – Aint got no / I got life – 1968
 Nina Simone e l’energia di questa canzone. Enjoy.
Ain’t got no home, ain’t got no shoes
Ain’t got no money, ain’t got no class
Ain’t got no friends, ain’t got no schooling
Ain’t got no work, ain’t got no job
Ain’t got no man

What about God?
Why am I alive anyway?
Yeah, what about God?
Nobody can take away

I got my hair, I got my head
I got my brains, I got my ears
I got my eyes, I got my nose
I got my mouth, I got my smile
I got my tongue, I got my chin
I got my neck, I got my boobies
I got my heart, I got my soul
I got my back, I got my sex

Ain’t got no father, Ain’t got no mother
Ain’t got no children, Ain’t got no faith
Ain’t got no hearth, Ain’t got no water
Ain’t got no ticket, Ain’t got no token
Ain’t got no man

What about God?
Why am I alive anyway?
Yeah, what about God?
Nobody can take away

I got my hair, I got my head
I got my brains, I got my ears
I got my eyes, I got my nose
I got my mouth, I got my smile
I got my tongue, I got my chin
I got my neck, I got my boobies
I got my heart, I got my soul
I got my back, I got my sex

I got my arms, I got my hands
I got my fingers, Got my legs
I got my feet, I got my toes
I got my liver, got my blood

I’ve got life , I’ve got my freedom
I’ve got the life

Che mi ci portate a fare dagli Hare Krishna se mi volete bene?

Tutto quello che so di Induismo lo devo ad un paio di esami di Buddismo (!)  fatti con il prof. Pensa all’università.

Che a Roma ci fosse un tempio Hare Krisna che alla bisogna si trasforma in ristorante non lo sapevo.
Ma è qui che mi hanno portato e allora
  • Mi sono tolta le scarpe
  • Ho conversato abilmente in una stanza in presenza di un’inquietante statua a grandezza umana adagiata su una delle più brutte poltone mai viste
  • Me so’ bevuta una tisana al ribes che con la zuppa di lenticchie dal e il chapati non si sposa per niente
  • Ho fatto la disinvolta quando mi hanno salutato con Hare Krisna, Hare Hare, Rama Hare (significa?)
  • Ho lasciato ob torto collo una più che generosa offerta per un pasto che sarà stato pure spirituale ma che io ho trovato alquanto blando
  • Mi sono intrattenuta a discorrere con un devoto dall’eloquio tranquillo e quasi ipnotico, e da costui ho pure accettato un libretto divulgativo  pieno di saggezza che avrei pure sfogliato se

..quando ho chiesto, forse sfacciatamente, quanti erano nel tempio, che vita facevano, come e di che campavano,  non fossero cominciate le favole ( tipo viviamo della vendita dei libri, seee e con i libri ti ci paghi il palazzetto al ghetto di Roma) ,  gli aneddoti sulle statue degli elefanti nella antica India,  il proselitismo duro e puro seppur infarcito da ammiccamenti e battute,  le affermazioni categoriche sull’anima, la verità, i libri sacri, Dio, la fede, la morte, il senso della vita, il libero arbitrio, insomma tutte cosucce sui cui è inutile arrovellarsi perchè secondo i credenti in generale “le cose sono semplici, le risposte sono scritte,  basta leggere, pregare, seguire, obbedire, basta avere fede, basta credere nel nostro Dio”

Ho pensato perciò che poteva bastare così, e che palle, oltre la tisana al ribes pe’ cena devo sorbirmi  pure il catechismo?
Mo’ basta, non sono qui per dissetarmi alla fonte della tua saggezza spiritoso devoto,  non credo in assoluto ai libri sacri,  alle parola di Dio scritta dagli uomini , alla verità rivelata, ai riti, ai mantra, ai divieti, ai dogmi,  ai precetti, considero religioni e clero strumento di oppressione, ignoro i santi,  non so nulla della vita oltre la vita,  mi faccio delle domande ma l’idea di Dio non è al centro dei miei pensieri.
So’ agnostica, forse atea e qui c’ero venuta solo pe’  magnà.

Dedicata a Manu

Che mi piacerebbe rivedere, un giorno, magari proprio a Glasgow 

la città dei  God Help The Girl 

che cantano God Help The Girl in una chiesa, la scorsa estate.
Qui ho postato un altro splendido pezzo cantato dalla Ireton, Musician please take heed. Buon ascolto.


…so vintage and stylish!!!!! Enjoy.

There is no way I’m looking for a boyfriend
There is no way I’m looking for a scene
I need to save some dough
I’m a working girl, you know
I’ll fend attention off I keep to myself

I love my room, I’m getting used to sleeping
Some nights I really like to lie awake
I hear the midnight birds
The message in their words
The dawn will touch me in a way a boy could never touch
Their promise never meant so much to me

You have been warned, I’m warned to be contrary
Backward at school, I wrote from right to left
Teacher never cared for me
Preacher said a prayer for me
God help the girl, she needs all the help she can get

I sit for hours just waiting for his phone call
I’ll leave the chocolate hidden in the fridge
I’ll play his messages
Analyze his intonation
Please stop me there, I’m even boring myself

I think of him when I’m doing the dishes
I think of him while looking in the sink
This ain’t no play on words
My love for him is absurd
If he gave me a sign I’d think about it for a week
I’d build it up and then I’d turn him down

You have been warned, I’m warned to be contrary
Backward at school, I wrote from right to left
Teacher never cared for me
Preacher said a prayer for me
God help the girl, she needs all the help she can get


Scusate l’assenza,

Ma ho passato l’estate a bere Chin8 Neri.
Quest’estate ho fatto un sacco di riflessioni. Una proprio sul Chinotto Neri.
Ho capito
che il chinotto è l’unica cosa che mi manca quando sono via, e non solo. Capita infatti che mi manchi a volte pure a Roma quando per esempio al posto del Chinotto cercano di propinarmi una bieca imitazione con l’accento sulla O. E non manca solo a me, ma a tanta altra gente. Per esempio a papà.
Lo dico perchè quando eravamo sull’autostrada Rennes-Parigi, in un autogrill gallico qualunque, davanti a parete intera di beveraggi colorati e pozioni iridescenti, gli chiedo

“A pa’ che te bevi? Che voj uno yoghurt al mango-papaya-mirtillo gigante, un succo al mangostano picchiettato o una Evian aromatizzata cedrata al gusto big buble??
E lui..”Noooo Sì (Silvia in romano, ndr), io me pijo solo un
c h i n o t t o
A pa’ ma sai che te dico? Pure io. :)

Non ce l’avevano.

Altro che formaggio grana, il chinotto bisognerebbe esportare, non solo all’estero, anche in tanti bar di Roma.

Chinotto, ma che sia Neri, quello fatto nello stabilimento di Capranica, sulla Cassia.

C.h.i.n.o.t.t.o   m.a.i   p.i.ù  s.e.n.z.a.
– mi raccomando con una fetta di limone dentro –

Oltre il canale, volare

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Ci sono un paio di posti tra Fiumicino e Focene dove andare a godersi lo spettacolo degli aerei atterrare. Uno a nord e un altro a sud della pista in un perimetro di strade dai nomi strani e marinari: Via Coccia di Morto, via delle Vongole, Via delle Patelle.
Dopotutto il mare è a due passi. Se ne sente l’odore. E quando sei su un aereo, decolli e guardi giù, ecco che vedi subito la città di Fiumicino, il Tevere, la sua foce, la spiaggia e poi a perdita d’occhio il lattiginoso blu del mare.

Oggi c’era vento da sud ovest, libeccio, e perciò il posto migliore per guardare gli aerei prima lampeggiare lontani, abbassarsi, barcollare un po’ e poi atterrare era a nord della pista di Fiumicino.
Ero sola ad aspettare, insieme ad un’altra macchina. Forse perchè è giovedì o forse perchè è ora di pranzo o forse perchè guardare gli aerei atterrare è un passatempo antico e un po’ dimenticato.

Per me è puro divertimento. Un gioco che ho imparato da piccola. Al quale papà mi ha introdotto nei lunghi pomeriggi d’estate e che mi ha insegnato l’attesa, la pazienza,  l’immaginazione.

Gli occhi a frugare l’orizzonte con impazienza, a sbuffare fino a vedere comparire lontano un luccichio, guardare con ansia e stupore il puntino avvicinarsi ed ingrandirsi, spalancare occhi e bocca finchè  una mano provava a toccare il cielo e l’aereo ti investiva con luce e fragore.

Cercare gli aerei all’orizzonte mi faceva pensare a rotte e paesi lontani. 

Il nord ad esempio, o magari solo quello che c’èra oltre il canale.

Giovedì ho giocato di nuovo, ed era tanto che non giocavo così. Sono stata più di due ore a frugare tra le foglie degli alberi alla ricerca di fari in avvicinamento. 

Con un certo disappunto perchè il traffico era scarso. Ma poi sono riuscita lo stesso a fare qualche foto.
Non come avrei voluto. I boeing sono stati più veloci di me.


Posta indesiderata

E’ arrivata la lettera dall’istituto di Cultura Giapponese.
I risultati del Jplt 2 livello.
La busta è troppo piccola per contenere un buon risultato.
Si passa con 240 punti:

Writing-Vocabulary 50/100
Listening 50/100
Reading-Grammar 112/200

Total 212/400   Not Passed

La mia compatta che se lo sentiva ha preferito annegare piuttosto che fotografare il risultato (poi dicono che le cose non hanno un’anima).

V_______A_______F________F________A______N______C________U__________L________O

Fiumicino da mare

A due passi da casa, quando la scuola dell’obbligo  finiva iniziava l’obbligo di andare al mare. A Fiumicino.
Si partiva con il treno. Ad ogni stagione la sua cura: l’inverno la vitamina C delle spremute, l’estate lo iodio del mare.
Fiumicino era il mare di mamma, con le sue alzatacce, lo stabilimento Vittoria e le cabine verde bottiglia scrostate, l’agonia del ritorno, mia sorella e me rincoglionite e piene di sabbia a camminare e sudare per riprendere quel treno arroventato da un sole ancora allo zenith in quella stazione di Fiumicino paese che già allora pareva abbandonata.
Fiumicino con la mamma, Focene con papà, la domenica, con calma e con la macchina che per raggiungere la spiaggia doveva avventurarsi su strade bianche piene di buche. E noi tre a ridere su e giù per le montagne russe che papà ogni volta, immancabilmente ci regalava. Era quello il nostro mare, quelle buche prese di proposito mentre mamma poverina rischiava di vomitare.
Non c’è mai stata storia, Focene batteva Fiumicino, spiaggia libera batteva stabilimento, 127 batteva treno, papà batteva mamma sempre 3 a zero.
Ieri ero a Fiumicino.
Fiumicino e il fiume, Fiumicino disordinata, senza alberi, Fiumicino con le case popolari mangiate dal sale sul lungomare, Fiumicino e il faro, Fiumicino e i ristoranti di pesce, Fiumicino e l’aeroporto, Fiumicino e il mare. Un mare ingabbiato che non mi è mai piaciuto. Eppure quando sono alla ricerca di luce è qui che torno.
Ieri passeggiavo per via di Torre Clementina con un cartoccio di fritto misto in mano, ma questa volta non sono arrivata fino alla punta dove il Tevere si getta in mare.
Troppo freddo, poca gente in giro, qualche gabbiano in aria, qualcun altro in equilibrio su tronchi strappati da chissà dove.
Il solo rumore lo facevano le cime dei pescherecci arrugginiti e ormeggiati in doppia fila.

Noryoku Shiken, il test per il test

Foto sfocata di Neve*
Il 6 dicembre ci sarà l’esame del Noryoku Shiken e ho deciso che lo faccio. Secondo livello, che il terzo è troppo facile, ma temo che il secondo sia troppo difficile.
L’istituto di cultura ha organizzato un corso di preparazione all’esame.
Otto lezioni da domani. Faccio anche questo ho pensato, così mi costringo a studiare quei sette ottocento ideogrammi che mi mancano per arrivare a meta (…na cazzata).
Ma mi sono detta che ce la posso fare.
Pensavo che bastasse iscriversi per frequentare il corso di preparazione all’esame. E invece no. Ti pre-iscrivi e poi fai un test di ammissione. Il test per poter fare il corso per superare il test. 
Vabbè che sarà, vorranno solo accertarsi che tu sappia che so’ la differenza tra un kana e un kanji, una formalità:diecipagineditest-incinquantacinqueminutidi-tempo!
Praticamente uno-stralcio-dell’-esame. Proprioumanistigiapponesi. Sti benedetti ideogrammi li studio, con calma però no tutti insieme!!!! Ma ormai ero lì e mi sono sottoposta alla tortura.
So’ uscita svuotata, stremata, piegata dalla consapevolezza che le risposte della pagina 5 (il dokkaibun, la  lettura) le ho date come si dice in giapponese a cazzo di cane, avendo capito si e no, più no che si, quindi no, il diecipercento degli ideogrammi.
Ma a dispetto del dokkaibun, o forse grazie a questo, sono stata ammessa. Ammetto di essere rimasta sorpresa e pure compiaciuta.
Me tocca studia’.