Tokyo e Onsen Segrete

Parto. Torno una settimana in Giappone. Un po’ del solito Giappone e un po’ di nuovo Giappone. Appena dieci giorni, otto notti.

Tokyo, Tokyo, Tokyo, poi per la prima volta Nikko (Nikkō wo minai uchi wa kekkō to iu na – chi non ha visto Nikko non può dire d’aver visto il bello), una notte nella dai inaka del Tochigi-ken per un’escursione nella Okukinu, la valle delle onsen nascoste. Infine un’escursione in giornata dalla capitale a Kawagoe, la piccola Edo.

Il resto sarà la solita Tokyo, dove ho un numero infinito di posti vecchi e nuovi da vedere e rivedere: Asakusa, Shinjuku, Harajuku, Shibuya, Ueno, Yanaka e, per la prima volta, Shimokitazawa, il mercato delle pulci del tempio di Hanazono, Ikebukuro, Ebisu, Kichijoji e l’Inokashira Park, il quartiere di Shibamata, Daikanyama…

E poi tutta una serie di negozi che devo asssssssolutamente cercare e saccheggiare. :)

My Tokyo shopping Guide (post aggiornato apr 2012)

Map of Shinjuku and Asakusa taken from here
Qui di seguito una selezione dei miei negozi preferiti a Tokyo. Quelli che non manco mai , ma proprio mai di visitare. A costo da farmi venire le vesciche ai piedi.  Eccovi le tappe del mio pellegrinaggio.
Shinjuku Sud (uscita dalla stazione Minami Shinjuku)

TOKYU HANDS, un must, un posto da non mancare come il tempio di Asakusa, ci trovate tutto,  dai sali da bagno al legno per il gazebo.
Diverse sedi in città,  le filiali più grandi  sono quella Ikebukuro e quella di Shinjuku, nella Shinjuku Southern Terrace, vicino al magazzino Takashimaya e alla libreria Kunikuniya. Otto piani di stupore. Un’ora a piano, vi ho avvisato.
KUNOKUNIYA, la più grande libreria di Tokyo, tanti punti vendita.  Non ricordo quanti piani , ma uno intero è dedicato ai libri in inglese. Bellissima. Sempre Shinjuku Southern Terrace.
LUMINE e MYLORD, sono due super negozi dentro la stazione più grande e incasinata al mondo, tanti  micro spazi che vendono abbigliamento  ed accessori di tendenza.
MOSAIC STREET una strada pedonale in salita, o in discesa, che corre tra i magazzini Keio e Odakyu e collega la parte ovest di Shinjuku a quella sud. Qui trovate negozi che vendono articoli anche tradizionali, uno su tutti il negozio di furoshiki e tenugui KAMAWANU
TAKASHIMAYA, ISETAN, ODAKYU grossi magazzini multipiano,  generalisti,  abbastanza tradizionali..
Tutti hanno un basement dedicato al cibo dove rifoccillarsi con gli assaggi.
I piani superiori, due o tre sono riservati ai ristoranti che non sono mai meno di dieci.

Sempre a Shinjuku Southern Terrace, attraversate il ponte di Takashimaya con a sx la torre DOCOMO, sulla destra i magazzini My Lord e Odakyu e sotto la stazione JR, e arrivate in un altro di quei negozi che non manco mai,  FRANC FRANC, specializzato in articoli di design e arredamento. Una volta usciti,  per gli amanti del genere c’è, oltre la fila,  KRISPY KREAM e un po’ più avanti uno STARBUCK’S dove se trovate posto appollaiatevi in vetrina a godervi lo struscio. Subito dopo trovate la trattoria “italiana” PESCE D’ORO. Continuando in direzione della stazione Shinjuku e di My Lord  (con alle spalle la torre Docomo) avrete sulla sinistra KONNE, negozio della prefettura di Miyazaki e il nuovo MOGU MOGU (che non mancherò di visitare  la prossima volta) negozio che vende specialità dell’Hokkaido.

Shinjuku Est

Tappa irrinunciabile è il nuovo, grande, minimalista Muji di Shinjuku est, stazione metro Shinjuku Sanchome, vicino al tempio di Hanazono. Dentro ci trovate anche un ristorante.

Per chi ama il kitch, meta obbligata è Don Quijote, dove faticherete a girare, ma vi divertirete tanto. Lo trovate all’ingresso di Kabuki cho.


Aoyama e Harajuku
 LAFORET all’incrocio tra Aoyama e Meiji dori, un mondo di gadgets, accessori, e outfit ultima moda.
KIDDILAND. E’ una tappa per chiunque arrivi a Tokyo e faccia tappa ad Harajuku e Aoyama. Il paradiso del kawaii e delle cazzate. Aoyama Dori, fermata di Harajuku, Yamanote line.
TAKESHITA DORI,  l’usato e abbigliamento indie, di fronte la fermata di Harajuku, sulla Yamanote line.
Ginza e Asakusa
Qui si trova il paradiso della carta ITOYA , un  negozio storico specializzato in carta tradizionale Washi, e articoli di cartoleria, andateci e Vertecchi  di Roma, vi sembrerà una merceria di paese.
Se siete alla ricerca del tradizionale e avete voglia di assaggiare i famosi crackers di riso della vecchia Edo dirigetevi a NAKAMISE DORI, la strada di Asakusa che porta al tempio di Sensoji, dove continuate a sgranocchiare ma birciate anche tra i negozietti che vendono bambole kokeshi e irresistibili manekineko.

 

***L’oro di Araki***

Oggi, per caso sfogliando il giornale mi sono accorta che a Roma c’è la mostra fotografica di uno dei più noti fotografi contemporanei giapponesi : Araki Nobuyoshi.
Si tiene nel palazzo Fontana di Trevi, ingresso di Via Poli, 54.
E’ stata organizzata dall’Istituto Nazionale per la Grafica, con il patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura ed inaugurata ieri 23 novembre da Araki san in persona. Finirà il 24 febbraio 2008. L’ingresso è gratuito.
Sono andata, e nel palazzo che si affaccia su Fontana di Trevi (vale la visita anche solo la sede) mi sono ritrovata di nuovo a Tokyo.
La maggioranza delle foto sono in bianco e nero. Le più belle, oltre quelle della sezione ritratti (piena di attori e celebrità varie), mi sono sembrate quelle della sezione “Tokyo diary”, foto scattate a Ginza tra gli anni 50 e 60 e che ritraggono una città in pieno boom economico, popolata da facce che camminano spaesate, come se ancora si muovessero tra le macerie di un paese in guerra. Le ho trovate bellissime.
L’altra grande parte della mostra è dedicata a donne, molte sicuramente più di semplici modelle, ritratte in intimità.
Araki sembra amare molto il bondage e le sue composizioni più erotiche mostrano donne in bellissimi kimono legate e appese su tatami e bicchierini di sake. Moltissime sono le foto che sembrano uscite dai fumetti.
Le donne di Araki, non sempre belle e giovani, sono sempre invece sensuali e naturali, un po’meno le lucertole e i godzilla che le accompagnano.
Completano la mostra una sezione polaroid (di cui è tappezzata una parete)e una sala con un televisore che mostra il fotografo a far foto in giro per la sua Tokyo.

orario: martedì – venerdì 12.00 – 19.00, sabato e domenica 10.00 – 19.00.

Neko-chan

Il gatto beneaugurante che porta soldi, fortuna, clienti, amici….

In Giappone i gatti godono di una certa reputazione.
Sotto, nella foto un gatto all’ingresso di un ristorante punta il noren della cucina , foto sopra un banchetto intero dedicato a sua maestà Manekineko, il gatto portafortuna, lungo la Nakamise dori, la via che porta dritta al Tempio Sensojii, il maggiore di Asakusa, dedicato alla divinità buddista Kannon, una tappa obbligata della capitale.
Come miagolano i gatti in giappone? Nia-Nia

Tokyo, Limousine and metro pass: un modo per risparmiare

Limousine bus, Narita-stazione di Shinjuku ovest, on the road in “guanti bianchi

Di nuovo a Tokyo. Per qualche giorno solamente.

Ogni volta che si arriva in un altro paese, il primo spostamento è uno scoglio da superare. Narita, l’aeroporto intercontinentale di Tokyo è piuttosto lontano dal centro, 60 km circa. Bisogna decidere come arrivare,in quanto tempo e soprattutto quanto spendere.

Tokyo offre più modi per arrivare in centro. La scelta dipende molto dalla destinazione. I mezzi più convenienti e comodi sono il NEX (treno Narita Express) e il Limousine Bus.

Il prezzo del biglietto è simile, circa 20 euro, la percorrenza per il centro la stessa, la scelta è questione di preferenza e praticità.

Dopo undici ore di volo e un jet lag da smaltire, l’idea di cercare la stazione e comprare il biglietto non mi piace.

Il limo-bus invece ha la biglietteria proprio di fronte la riconsegna bagagli (impossibile non vederla) e la fermata di fronte, ma proprio di fronte l’uscita del terminal. Percorrenza media 80 minuti, che spesso sono un’occasione per dormire.

Il limo-bus è sicuramente il mezzo che preferisco per arrivare a Tokyo.

In più da qualche tempo prendere questo autobus arancione conviene di più.

Al prezzo di 3100 yen , quindi con 100 yen in più, si ottiene anche un biglietto giornaliero, valido su tutte le linee del network di “tokyo metro”. Il freepass in questione acquistato da solo costerebbe circa 700 yen. Invece acquistandolo in coppia con il biglietto da Narita vi costa solo 100 yen e siete liberi di usarlo quando volete.

Muoversi a Tokyo può essere un bel problema, perciò avere un biglietto giornaliero è sicuramente un modo per evitarne un po’. Bisogna fare un po’ di attenzione alle linee che si usano, essendo Tokyo, la città al mondo piena di metro e ferrovie.

La cosa principale da sapere è che a Tokyo le linee ferroviare e metro non sono gestite dalla stessa azienda, e per noi abituati alle municipalizzate può essere complicato da capire.

La Jr, oltre a gestire le ferrovie,a Tokyo possiede la linea Yamanote (quella che circoscrive il cosidetto centro città) e la linea Chuo, ad esempio. Poi esistono le linee della Tokyo metro, poi ci sono linee gestite da altri privati ancora, come la linea Odakyu, la Keio, ecc…

Piuttosto complicato e anche snervante da comprendere. Il mio suggerimento è quello quindi di scegliere DI utilizzare un’azienda o l’altra e acquistare i biglietti giornalieri di conseguenza.

Per chi non ci vuole pensare troppo esiste anche un biglietto giornaliero buono per tutto, che costa circa 1500 yen.

Qui di seguito un link utilissimo per avere una panoramica su tutti i tipi biglietti giornalieri e cumulativi disponibili: www.jnto.go.jp/eng/arrange/attractions/practical/tonai_ticket.html

Tokyo in tre giorni: dove mangiare

Tokyo- Shonben Yokocho- Foto di Neve*

 
Adoro l’offerta culinaria del Giappone. Si mangia di tutto a prezzi popolari. Ecco un altro mito del Giappone paese caro, sfatato.
A Tokyo, ad esempio non c’è che l’imbarazzo della scelta .
Mai vista una città con più offerta di cibo. Si mangia praticamente dappertutto. 
Nei grandi “depato”, al piano terra accanto al supermercato ci sono le cosidette Food hall, ampi spazi pieni di bancarelle e punti vendita dove ci si può rifocillare con cibi di ogni tipo.

Tokyo- Shonben Yokocho – Foto di Neve*

I piani superiori dei depato poi, in genere gli ultimi due o tre piani, sono interamente dedicati alla ristorazione. E visto che in Giappone la ristorazione è altamente specializzata, trovate ristoranti dove si mangia solo tempura, solo sushi, solo ramen ecc….
Dovete solo scegliere dove e cosa mangiare. 
Per strada poi, c’è molta offerta di cibo.  E a prezzi bassi rispetto ai nostri.
Si può mangiare con due euro e mezzo, una ciotola di ramen (spaghetti in brodo) o un curry rice oppure, se ci si vuole trattare bene ci si siede in un ristorantino e con 5-7 euro si ordina  un lunch set.  E il bello è che non si è obbligati a spendere uno yen di più, perchè insieme al set viene sempre offerto un bicchiere d’acqua o un  bicchiere di te’.
Una delle esperienze che vi consiglio di fare a Tokyo è andare a mangiare gli Yakitori, ossia gli spiedini di carne alla griglia. 

Tokyo- Shonben Yokocho – Foto di Neve*

C’è un posto molto particolare, a Shinjuku, che si chiama SHONBEN YOKOCHO, detta anche PISS ALLEY ( e vi lascio immaginare il motivo)  che si trova all’uscita di Shinjuku ovest, accanto alle linee JR e vicino all’ODAKYU department store. E’ una stradina lunga circa 100 metri tra la ferrovia in direzione di Shinjuku est, affollata da entrambi lati da minuscoli chioschi, che offrono la loro specialità tra fumi di brace e lanterne rosse accese. E’ un posto che ha una certa fama a Tokyo tra locali e turisti, un luogo molto poco moderno, che fa assomigliare Tokyo a Bangkok. Chi è in cerca di una Tokyo diversa dalla linda e accecante dei grattacieli di Shinjuku ovest, dovrebbe venire qui, prima che sia troppo tardi. Il comune infatti pensa di spazzare via la stradine con le solite scuse di igiene, controllo del territorio, abusivismo. 
Forse si spende un po’ di più per cenare, ma ne vale la pena. La strada è un brulicare di micro punti ristoro dove si mangia seduti su panche di legno, stretti gli uni accanto agli altri, impiegati di ritorno a casa e turisti in cerca di colore locale. L’atmosfera è molto informale e la cosa più difficile è capire cosa farsi grigliare.

Yakitori- Foto di Neve*


Si può scegliere tra carne e pesce e verdure. Il pesce è piuttosto facile da individuare, così come le verdure: peperoni, cipolle, funghi, zucchine, persino aglio (che fatto alla brace è buonissimo e vi assicuro non torna su).  Per la carne si rischia di più, perchè oltre il pollo o il manzo che sono facilmente riconoscibili, c’è tutta una serie di frattaglie difficilmente individuabili e dai sapori sconosciuti.  La cosa migliore è guardare bene e magari anche un po’ buttarsi.  

Buon appetito.

Tokyo in tre giorni: come indossare lo yukata

Semplice indossare una vestaglia vero? Lo yukata, però non è una semplice vestaglia, ma una versione semplificata del kimono. Si indossa in tutte quelle occasioni non formali quandoci si rilassa ma allo stesso tempo non si vuole rinunciare ad una certa eleganza. I giapponesi, ma non solo loro, indossano lo yukata d’estate durante le feste popolari e anche d’inverno, soprattutto alle onsen e negli alberghi tradizionali . Lo yukata, che è fatto di cotone stampato va indossato in un certo modo. Le foto le ho scattate nello spogliatoio dell’Oedo Onsen Monogatari e mostrano con chiarezza come si indossa questa versione casual del kimono.
Intanto sotto lo yukata non si rimane nudi, ma si indossa la biancheria intima. Appena infilato aggiustate la lunghezza del collo.


Poi infilate la parte destra sotto la parte sinistra. Uomini e donne lo indossano allo stesso modo. Non fate mai il contrario, cioè mettere la parte destra sulla sinistra poichè così si vestono solo i morti. A questo punto prendete la cintura, aggiustatene la larghezza e mettetela al centro del busto.


Fategli fare un giro dietro la schiena con tutte e due le estremità, riportatela davanti e fate un fiocco.


Infine girate la cintura in senso orario di 180° in modo da portare il fiocco dietro la schiena. Finito. Buona passeggiata o buon bagno!

Tokyo in tre giorni: Oedo Onsen Monogatari



Foto di Neve*



In Giappone il bagno è un rito. Immergersi nell’acqua calda serve non a lavare il corpo, ma a purificare la mente e a calmare i nervi. La doccia in Giappone è considerata una barbarie, e questa viene usata solamente per togliersi lo sporco, mentre la vasca serve per togliersi lo stress. In Giappone è d’uso perciò prima di entrare nella vasca lavarsi fuori, seduti su uno sgabellino.
In passato, quando quasi nessuno aveva un bagno in casa, in Giappone, ma non solo si usavano i bagni pubblici di quartiere, chiamati “sento”. Questi bagni, come nell’antica Roma o ancora in alcuni paesi arabi, erano un luogo di aggregazione e incontro, un luogo di forte socialità. Oggi, nonostante la forte tradizione del bagno pubblico, i sento sono sempre più rari, sostitutiti come sono dai comodi bagni domestici. Nonostante la modernizzazione, in Giappone è ancora diffusissima l’abitudine nei giapponesi di andare fuori città alle terme per un fine settimana di relax.
Essendo il Giappone un paese tormentato da continue attività vulcaniche, l’arcipelago possiede centinaia, se non migliaia di stazioni termali, chiamate ONSEN. Ce ne sono di ogni tipo e dimensione, con acque tiepide, calde, caldissime., acque dai colori che vanno dal cristallino al bianco latte .Sicuramente andare in una Onsen rappresenta un’ esperienza imperdibile per chi visita questo paese. Andare in cerca di uno sperduto ryokan con bagni termali annessi, magari in montagna oppure in riva al mare, è il modo migliore di godersi un po’ di sana e tradizionale ospitalità locale.
Per chi non avesse il tempo di farlo, da qualche tempo a Tokyo ha aperto una “Onsen parco tematico” che si chiama
OEDO ONSEN MONOGATARI. Si trova ad Odaiba, la baia di Tokyo, ed è un posto molto carino dove passare qualche ora.
Si tratta di una stazione termale (con vera acqua termale, non acqua riscaldata, come nei normali bagni pubblici) divisa in due zone distinte, una maschile e un’altra femminile ognuna con una serie di vasche a diversa temperatura, dove andare a rilassarsi e a chiacchierare con le amiche.
Una cosa, nelle vasche si entra completamente nudi, vi daranno solo un asciugamano minuscolo che le giapponesi si mettono in testa e strizzano in continuazione, mentre voi, tenterete invano di usarlo per coprirvi. Io, disperata ho provato ad entrare nella zona comune con l’asciugamano grande, ma mi è stato gentilmente detto “dame desu yo“, cioè che non si poteva.
Prima di entrare dovrete lavarvi . Potete farlo nella doccia, oppure accucciarvi ad una postazione e lavarvi completamente prima di entrare nella zona comune, dove da occidentale non passerete certo inosservate.
Ho provato a fare la disinvolta, ma non ci sono riuscita, perchè non è facile andarsene in giro solo con una pezzetta in testa quando sei sicura che tutti, ma proprio tutti ti guardano.
Quando vi sarete un po’ rilassati provate la sauna e anche il rotemburo (vasca all’aperto) e poi raggiungete la zona comune uomini donne, dove ci sarebbe un percorso per massaggiare i piedi, impossibile da fare se non si è fachiri (provateci voi a camminare sui sassi aguzzi!) .
Oltre le vasche termali c’è tutta una serie di servizi extra dai massaggi, ai trattamenti estetici che si possono fare a qualsiasi ora, visto che l’ Oedo Onsen Monogatari è aperto ininterrottamente tutto il giorno e la notte.
La cosa divertente è che tra le due zone termali, c’è il parco a tema vero e proprio. Si tratta della ricostruzione di una via dell’antica Tokyo, la vecchia Edo dove troverete ristoranti, giochi e negozi di souvenirs. Tutto, ma proprio tutto sarà come se fosse uscito da una stampa antica. Si passeggia nella città a piedi nudi (e solo questo vale l’esperienza) mentre indosserete solo lo yukata, il kimono estivo, che potrete scegliere tra tanti modelli disponibili all’ingresso, dopo aver pagato il biglietto d’entrata. Con voi non porterete nulla se non un braccialetto dove verranno registrate le eventuali spese che farete, e che poi salderete alla cassa in uscita. Ve lo assicuro, anche se di un parco a tema si tratta è un vero spasso! L’ingresso costa circa 18 euro.

Tokyo in tre giorni. Shinjuku Gyoen Hanami

A Tokyo ci sono diversi luoghi per fare “HANA-MI”( guardare i fiori ). Uno di questi è il parco di Shinjuku Gyoen che si trova a sud est della più grande e trafficata stazione di tutto il Giappone : Shinjuku appunto.

Lo ripeto, Shinjuku a Tokyo è in assoluto il posto che preferisco. Non è semplicemente un quartiere, ma una città nella città,  con più 300.000 abitanti e qualche milione di pendolari ogni giorno (e notte). Shinjuku è la quintessenza di Tokyo.

Fare Hanami a Tokyo significa andare al parco di Ueno, o al cimitero di Aoyama, oppure a Yanaka che ospita un piccolo cimitero storico. Il fiume Sumida poi, vicino al palazzo imperiale offre bei scorci e romantiche passeggiate in barca.
Le foto qui pubblicate sono state scattate tutte a Shinjuku Gyoen, preso d’assalto per l’occasione da centinaia di persone .

Per chi a Tokyo si dorme a Shinjuku raggiungere il parco di Shinjuku Gyoen è comodo e facile.
Il parco, direi che è piuttosto grande, è molto curato, e  l’ingresso è a pagamento.
Ha una buon numero di alberi di ciliegio che si specchiano anche nell’acqua.
Ce ne sono di molte varietà, che non saprei stare a descrivere, bianchi, rosa, rosa pallido, rosa rosa, rosa rossi, e tutti attirano lo sguardo ammirato di  qualcuno.

Tutte le foto sono di Neve*

In genere, nel periodo della fioritura, qualche giorno, massimo una settimana l’anno tra marzo e maggio a seconda della latitudine, il rito prevede che si venga  presto per al parco per accaparrarsi il ciliegio più bello, il pezzo di prato migliore così da  distendere a terra una grossa cerata blu e rilassarsi.  Sono pochi coloro che, come in epoca Heian, approfittano di tanta bellezza per comporre Haiku, la maggioranza molto più prosaicamente si svacca al sole ole, sbraciola,  e beve tanto, ma proprio tanto :)