Asagao bloom

Asagao bloom by yoroshikulucky1
Asagao bloom, a photo by yoroshikulucky1 on Flickr.
Un fiore dimesso, di quelli che si trovano nei campi e sui cigli della strada, spontaneo e snobbato.
In Giappone ne coltivano diverse varietà, simboleggia l’estate e per la sua particolare fioritura la fugacità della vita.
Asagao, viso del mattino ASA NO KAO, è un fiore che sboccia nelle prime luci, che si affaccia, si schiude e chiude nello spazio di  un mattino. Il nome inglese MORNING GLORY, noi lo chiamiamo CONVOLVOLO.  Tutta un’altra cosa, eh.

Appunti dal periodo Heian, Cose che fanno palpitare il cuore

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Sei Shonagon, dama di corte del periodo Heian nel suo Makura no shoshi nell’anno mille scriveva di cose che fanno palpitare il cuore. A guardare bene, sono le stesse che fanno palpitare il cuore oggi.

“Allevare un passerottino. Passare davanti a qualcuno che sta facendo giocare un bambino. Distendersi su cuscini, dopo aver bruciato incenso prezioso. Guardarsi in uno specchio cinese d’argento leggermente annerito…Lavarsi la testa, truccarsi e indossare vesti di seta profumate d’incenso…Le notti in cui si attende qualcuno; soprattutto quando, udendo lo scrosciare improvviso della pioggia o il frusciare carezzevole del vento, si sussulta pensando che sia giunto l’amato”.

°°° L’inverno di Yuko °°°

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Dall’altra parte il cliente parlava, ma Yuko non ascoltava, non ascoltava più ormai. Sotto il neon, gli occhi neri di corvo apparivano stanchi e chiusi da palpebre gonfie. Sembrava avessero assorbito tutto il nero del monitor.

Le mani saltellavano sulla tastiera, sicure, agili, veloci, andavano da sole. Ogni tasto sfiorato un carattere, un tasto un carattere, così all’infinito o finché ce ne fosse stato bisogno.
Yuko si sentiva sicura nel suo lavoro, ed era brava. Lavorava da un po’ nella ditta del signor Takeuchi, al quale era stata presentata dalla signora Yamamoto. E il signor Takeuchi, uomo d’affari scaltro e diretto, non si era pentito della sua scelta.

Lei amava quel posto: la scrivania, le cose che ogni giorno disponeva con cura prima di accendere il computer, prima di connettersi in rete con la cuffia sistemata in testa.
A casa tutti avevano cercato di dissuaderla dall’accettare quel lavoro, ma le loro parole l’avevano attraversata leggere come polline in aria. In fondo era diventato il suo rifugio.
Sapeva di essere fragile come una foglia secca e che bastava un soffio a sbriciolarla, una scintilla a bruciarla.
Perciò era grata al signor Takeuchi. Le aveva trovato un posto comodo e una finestra da dove poter guardare il cielo.

E poi la ditta era a soli venti minuti dal condominio dove abitava con il papà e la sorella, alla periferia di Sendai. Un brutto palazzo grigio topo, di quelli venuti su negli anni della bolla, dal ridicolo nome di Beverly Mansion costruito in una strada senza alberi, nell’unica città giapponese che invece di alberi ne aveva.
Ma Yuko non ci faceva caso, impegnata com’era a difendersi da tutto, anche dal bello. Lei che camminava svelta tra casa e ufficio non si soffermava mai sulle cose o sulle persone che le si muovevano intorno. Il suo sguardo si posava sempre e solo sullo stesso paesaggio: la scrivania, il monitor nero pulsante e il ritaglio di cielo. La sua giornata era un rosario di formule di cortesia che al sig. Takeuchi piacevano tanto. Si riempiva la testa e le orecchie della sua voce e del ticchettio dei tasti. Un mantra che conosceva a memoria.

A Yuko andava bene così. La sua scatola le permetteva di muoversi con sufficiente disinvoltura. Ogni tanto guardava fuori. Ogni tanto per respirare faceva dei buchi alla sua scatola , stando ben attenta a non romperla.
Si inventava quindi colori e suoni nuovi, che cambiava e mischiava a suo piacimento per tutto il tempo che voleva e poteva.
Colori che a forza di stendere e spalmare avevano ricoperto tutto, ogni pensiero o sussulto del cuore, che giaceva secco e screpolato da tanto colore.

Neve*

La bellezza è destinata a scomparire

Di seguito il link al discorso di  Haruki Murakami sul terremoto e il nucleare tenuto  lo scorso giugno in occasione della manifestazione International Catalunya Prize.
Tradotto dal giapponese da Emanuel Pastreich  http://www.japanfocus.org/-Murakami-Haruki/3571 Buona lettura

Qui, un estratto del discorso, da me tradotto.

“…C’è un’espressione in giapponese, mujo. Mujo significa che non c’è nulla che rimanga uguale a se stesso nella vita. Tutte le cose di questo mondo sono destinate a finire; tutto cambia continuamente. Non c’è nulla di permanente e stabile. Non troveremo mai nulla di cui fidarci che prima o poi non cambierà o morrà. Nonostante il termine mujo abbia origini buddiste, il concetto di mujo ha superato il significato stesso che ne ha dato la religione. Questo concetto è penetrato profondamente nello spirito giapponese, andando a sedimentarsi e a costituire l’essenza stessa del carattere  nazionale.

La prospettiva del mujo che tutto deve finire e passare può far pensare che i giapponesi abbiano una visione del mondo rassegnata. Da questa prospettiva qualunque sforzo umano contro le forze della natura possono sembrare vane. Ma anche in mezzo a questa rassegnazione i giapponesi sono capaci di trovare la bellezza.  Nel caso della natura, ad esempio, noi godiamo della vista dei ciliegi in fiore a primavera, delle lucciole in estate, delle foglie rosse in autunno. Lo facciamo in gruppo ed è per noi un’abitudine godere entusiasticamente di questi passaggi stagionali….

Perchè lo facciamo? Perchè i ciliegi, le foglie e le lucciole perdono la loro squisita bellezza in un momento. E noi giapponesi intraprendiamo lunghi viaggi per ammirare questi fenomeni al loro massimo splendore. Non è una questione di vedere cose belle, ma di riconoscere il momento esatto in cui sono al loro massimo per poi scomparire. Questa consapevolezza ci consola in un certo senso. Stranamente ci fa star meglio sapere che la bellezza è destinata a scomparire…..”



Foto di Neve*

Neve, le cinque caratteristiche

Un libro paraculo, che m’è piaciuto. Una favola delicata che trasformerei in un corto animato, magari cambiando il nome del protagonista, poichè Yuko in Giappone è nome di donna e non di uomo.

More about Neve
La neve…

“E’ bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di grande purezza. Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell’inverno. Si trasforma continuamente. Dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve. E’sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi un funambolo. Si muta in acqua. Dunque è una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.”

“Veniva da Parigi, in Francia. Si chiamava Neve. L’avevano soprannominata così perchè aveva la pelle bianchissima, gli occhi di ghiaccio e i capelli d’oro. E anche perchè quando guizzava nell’aria pareva leggera come un fiocco di neve… Aveva iniziato con una fune tesa a pochi centimetri da terra. Poi, poco a poco, era andata sempre più su sia nell’altezza sia nella maestria della sua arte. E’ così era diventata una delle prime donne funambole. Salita sulla fune, non ne era mai più discesa.”

A San Lorenzo c’è "Un giorno per il Giappone"

Domani un gruppo di volenterosi offrirà generosità, tempo e abilità in una giornata dedicata al Giappone per sostenere economicamente le vittime della recente sciagura che ha colpito il nord est del paese.
Anche Neve* ha offerto il suo aiuto. Lo ha fatto con la foto del post e regalando alcuni degli oggetti che troverete al mercatino domani.
Vengono tutti dalla sua collezione privata ;) so’ pezzi rari, pure belli, naturalmente giapponesi e costano poco.
Tra le diverse attività che si svolgeranno durante la giornata segnalo la dimostrazione e vendita di composizioni Ikebana, la cerimonia del te, il kimono e come indossarlo, la calligrafia, il laboratorio di origami, l’accademia di shiatsu con la possibilità di provare un massaggio, la ceramica,  il mercatino e la lotteria finale con  numerosi premi.
Vieni e guardati intorno, il ricavato di tutto, ma proprio tutto quello si venderà sarà devoluto interamente  alle vittime del terremoto e dello tsunami del Tohoku.
Questa è una bella e concreta iniziativa, organizzata da un gruppo di donne “gajarde”  alle quali auguro  che il “Un giorno per il Giappone” abbia il successo che merita.

Ci sarà anche neve* domani. E’ tempo di lasciarsi trasportare e sciogliersi al vento di questa primavera.

Foto di Neve*