久石譲-Summer (菊次郎の夏)

>
Oggi è una giornata calda, troppo calda per essere una giornata d’aprile. La luce è già satura di colori e allora mi è venuta in mente la musica del film di Takeshi Kitano, l’estate di Kikujiro, un film tra i più commoventi che abbia mai visto. La colonna sonora, di Joe Hisaishi è  perfetta, a tal punto da non saper dire chi, tra il film e la musica, abbia ispirato cosa. Il brano che posto è il più famoso della colonna sonora. Godetevelo perchè è rinfrescante come un Furin, il campanellino che i giapponesi d’estate appendono alle porte e finestre affinchè con la loro melodia rinfreschino e alleggeriscano un po’ dalla calura estiva.

Tokyo, in tre giorni. Kabuki cho

Kabuki-cho – Foto di Neve*
Dopo un sonno ristoratore — perché, come previsto, in volo non si è dormito — ci siamo precipitati nel primo kaiten-zushi che ci è capitato a tiro, a Kabukichō, nel cuore di Shinjuku est e del divertimento notturno di Tokyo, a Kabuki-cho, la zona di Shinjuku est, la mecca del divertimenti per eccellenza. 
Con grossa soddisfazione abbiamo fatto una scorpacciata di pesce crudo, innaffiato da bollente te’ verde, wasabi e zenzero saponato. I prezzi dei piattini, confrontati con i ristoranti di Roma sono  bassi….120, 150, 200, 250 yen a piattino (dagli 80 centesimi di euro ad un max di 1,50 euro ). 
Una vera goduria per chi è abituato a venire spellato vivo ogni volta che mette piede in un giapponese in Italia, e quindi un’esperienza che ci siamo ripromessi di ripetere il più possibile prima di partire da Tokyo. 
Dopo la scorpacciata un bel giro nel distretto più animato di Shinjuku est….Kabuki-cho. 
Ristoranti, negozi aperti, locali equivoci e tanti buttadentro. Un delirio di luci e suoni, un vortice di colori nel cuore pulsante di una megalopoli da oltre 35 milioni di abitanti nell’area metropolitana: turisti in libera uscita, studentesse in tiro in cerca di un lavoretto nei locali, impiegati sbronzi, uomini sandwich che reclamizzano il ristorante dietro l’angolo, coppie improbabili di giovani donne e stanchi salaryman, vocianti comitive di ragazzini. 
Qui c’è la più alta concentrazione di locali notturni di Tokyo, bar, ristoranti, hostess, strip e massage bar.  Tutti lo sanno, a kabuki- cho ci si viene per divertirsi.

Benvenuti a Tokyo!

Che palla!


Tornata…….il volo di ritorno è stato talmente lungo, ma talmente lungo e noioso che per disperazione mi sono messa a costruire una palla di origami. Ho seguito diligentemente le istruzioni, e in “appena” 3 ore e mezza ho costruito questa bellezza completamente di carta. Sono stata sul punto, diverse volte, intorno alla seconda ora di accartocciare tutto per la disperazione, ma ho con grosso sforzo, uso di pazienza (considerata dagli orientali massima virtù) e qualche imprecazione, ce l’ho fatta! Bella sta palla eh? Consigliato a chi non sa cosa fare mentre sorvola per infinito tempo la russia Asiatica…

Si parte

Domani si parte………… Come al solito mi pentirò subito dopo essere salita a bordo e mi strameledirò ogni volta che l’aereo scricchiolerà e dondolerà per una perturbazione. Eh si, perchè adoro viaggiare ma a 10000 metri da terra (ma a 10 sarebbe uguale) proprio tranquilla non sono. Già so che passerò buona parte del tempo con un occhio chiuso e uno aperto ad ascoltare ogni rumore e a scrutare le reazioni del personale di bordo ad ogni sobbalzo, e a imprecare ogni volta che si accenderà la luce delle cinture. Dopo un’infinità di tempo, mi rilasserò ovviamente a un’ora dall’arrivo, ma allora sarà troppo tardi per dormire. Pazienza, sarò felice di essere arrivata.

S a k u r a

Scrivo questo post quando ormai mancano pochi giorni al mio sesto viaggio in Giappone. Sono contenta perchè riscirò a vedere i ciliegi in fiore. Finalmente vivrò in prima persona questo evento stagionale che occupa così tanto il cuore e la mente dei giapponesi. Mai stata in questo periodo: ho provato il caldo umido dell’estate, ho visto gli splendidi colori dell’autunno, ho assaggiato anche qualche fiocco di neve a gennaio, ma non ho camminato tra nuvole rosa dei ciliegi. Saranno poi così belli? Noi che non abbiamo un animo così delicato usiamo i ciliegi per fare i mobili, mentre le ciliegie ce le mangiamo. Il Giappone ha elevato il fiore di ciliegio a simbolo di bellezza e fugacità.

Purtroppo andrò solo per qualche giorno. 
Sarà un’occasione per mostrarvi qualche altra curiosità di prima mano. 

 


In Giappone con il Wwoof!

Group of volunteers harvesting tomatoes and painting a mural at Sunset Farm
Spero che questo post sia di aiuto a tutti quelli che hanno in animo di andare in questo angolo di mondo. Perché diciamocelo, tutti quelli che hanno avuto l’idea di studiare giapponese si sono trovati prima o poi di fronte alla decisione di andare in Giappone, ma soprattutto di capire come andarci.

La prima cosa da decidere è: per quanto tempo? Meno o più di tre mesi? Perché se è vero che ci metterete pochissimo a capire che il giapponese che insegnano all’università o all’Istituto di Cultura non è esattamente la lingua che parlano i locali, ci si impiega un po’ di più per orientarsi con la lingua vera. E’ un vero shock rendersi conto che praticamente tutto il mondo usa qualunque forma verbale tranne il masu così diligentemente imparato .

Certo ci vuole una scuola, direte voi. Vero, ci vuole, ma solo per rendersi conto che le scuole spesso sono care, piccole (aule anguste, scarpe dappertutto) zeppe di asiatici che hanno un notevole vantaggio linguistico e che se anche se non hanno mai studiato il giapponese saranno sempre più bravi di voi a leggere e a capire un testo.

E questo vi assicuro è molto frustrante. Voi sarete lì a sudare su un ideogramma (che più studiate e più dimenticate) e loro lì tranquilli che senza pensarci su un secondo ti spiattelleranno il significato, quello giusto.
E anche se ve la caverete nella conversazione, loro saranno sempre migliori, perché come sapete, oltre un certo livello bisogna costruirsi il vocabolario, cosa moltissimi asiatici fanno senza bisogno di dizionario (appunto).

Dopo un po’ non ne potrete più, ve lo assicuro. Certo l’alternativa può essere frequentare scuole per occidentali, dove riacquisterete un po’ di punti, ma sono pure quelle che costano di più, ahimè! E visto che non ho mai avuto la fortuna di fermarmi in Giappone per periodi molto lunghi, ho aguzzato l’ingegno per capire come sfruttare al massimo il visto turistico.

Così, dopo le classiche esperienze — viaggio studio, casa di amici di amici — un giorno girovagando in rete ho fatto una scoperta di cui, modestamente, vado ancora molto orgogliosa. si chiama Wwoof e no, non è latrato di un cane lupo, bensì la vacanza-studio-lavoro più divertente che abbia mai fatto.

In breve, il WWOOF è un’organizzazione internazionale di origine inglese, che ha il compito di promuovere la conoscenza e la diffusione dell’agricoltura organica. Esistono sedi in tutto il mondo, e quindi anche in Giappone.

Si tratta di questo: ci si iscrive al Wwoof Giappone e si ha diritto ad accedere a un database che raccoglie una serie di aziende agricole, ma non solo, che in cambio di un minimo di lavoro giornaliero (che varia dalle 4 alle 6 ore) vi offre vitto, alloggio e naturalmente l’enorme opportunità di parlare giapponese tutto il giorno, nonché spesso di conoscere altre persone che sono lì per il vostro stesso motivo, oppure diversamente da voi, perché vogliono imparare veramente a coltivare il riso.

Una grande esperienza al costo del biglietto aereo o poco più! Certo dovrete essere pronti a lavorare e ad adattarvi alla vita delle persone che vi ospitano. Ci vuole lo spirito adatto e anche una certa dose di fortuna per capitare nel posto giusto. Diciamo che se non siete interessati alla coltura del fagiolo rosso evitate di andare in posti dove vi buttano giù dal letto alle 6 del mattino e preferite invece gli alberghi o i ristoranti dove vi si richiederà di servire ai tavoli, aiutare in cucina, fare conversazione.

Per quanto mi riguarda, dopo un inizio catastrofico, di cui magari parlerò, capitata nel cuore del Giappone a confezionare gigli sotto le grinfie di un’amabile signora, ho cambiato host e ho passato un’estate veramente bella.

Lo posso dire, viva il WWoof!

Qui la seconda parte , WWOOF in Giappone istruzioni per l’uso

How japanese speak english

Esistono diversi miti sul Giappone.
Un paese che non solo è geograficamente molto lontano, ma culturalmente proprio un altro pianeta. I giapponesi, confesso a volte, anzi spesso, mi sembrano proprio extraterrestri. Le loro città pazze e divertenti. Sinceramente a volte incomprensibili, provo nei confronti dei giapponesi sentimenti contrastanti.
Esistono una serie di luoghi comuni sul Giappone, che è piuttosto facile sfatare.
Una di questi è che i giapponesi parlano tutti inglese. NIENTE DI PIU’ FALSO. E chi ha avuto la fortuna di andare si sarà reso conto di questo. Non solo la diffusione dell’inglese è limitatissima (anche tra i giovani, anche se studiano inglese da piccolissimi, anche se hanno decine di insegnanti madrelingua) ma quel poco di inglese che parlano risulta praticamente INCOMPRENSIBILE. Ci sono, ovviamente persone che parlano un ottimo inglese. La maggiorparte delle persone, però, ha un livello insufficiente e un accento terribile. E’ talmente proverbiale la difficoltà dei giapponesi con l’inglese, che è stata coniata una parola per l’inglese parlato in Giappone ENGRISH. Una lingua totalmente diversa dall’originale dagli effetti comici. Per darvi un’idea sul rapporto tra i giapponesi e l’inglese guardate questo video (cliccate sul titolo del post). E’ un video esilarante. Chi ride viene picchiato,….ahio!!!

Kamakura

Un’ora da Tokyo, Kamakura, capitale per un breve periodo dell’antico Giappone, ha tanti templi quante chiese ci sono a Roma.
Ci sono decine di edifici, shintoisti e buddisti, un’atmosfera rilassata e abbastanza lontana dalla caotica capitale. Vicino c’è il mare. Una bella escursione da fare in giornata. Tra le cose da non perdere c’è il grande buddha, chiamato comunemente DAIBUTSU. Decisamente bello e estremamente fotogenico. In questa foto, scattata a novembre 2006, ho aggiunto un po’ di colore….

Nintendo commercial


Trovo la tv giapponese molto divertente, soprattutto la pubblicità. Gli spot sono molto originali e i jingle un vero spasso. Non mi stancherei mai di guardarli. Questo lo trovo particolarmente riuscito anche se un po’ inquietante. E’ stato girato ad Hong Kong ma è stato prodotto per il mercato giapponese. In realtà è un vero e proprio corto con una vera e propria sceneggiatura. Il verso del corvo, che riconoscerete, se siete stati mai a Tokyo, aggiunge una nota da brivido al finale.